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Banche venete, risarcimenti a rischio. Risparmiatori al contrattacco

Pubblicato il 3 luglio 2017 in Credito, Treviso, Veneto, Vicenza

Banca Popolare di Vicenza Veneto Banca  

I risparmiatori delle ormai ex Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca vanno al contrattacco dopo il decreto sulle banche venete che ha sancito il passaggio ad Intesa Sanpaolo delle parti sane delle due banche e la creazione di una bad bank con le passività e i crediti deteriorati. Per gli ex soci che hanno visti azzerati i propri risparmi investiti in azioni delle due banche, il decreto si traduce di fatto in un vicolo cieco: le ex popolari sono in procedura di liquidazione amministrativa coatta, fattispecie disciplinata come un fallimento, dunque chi fa ricorso contro di esse non può più chiedere un risarcimento.

Vicolo cieco per i risarcimenti

L’unica strada è rivolgersi al commissario chiedendo di essere ammessi al passivo, in fila dietro agli altri creditori: infatti un azionisti è un creditore chirografaro, che viene dopo i creditori privilegiati quali dipendenti, fornitori e consulenti dell’azienda fallita.

Per partecipare, affermano l’avvocato Rodolfo Bettiol e il tributarista Loris Mazzon, consulenti dell’associazione Ezzelino III da Onara presieduta da Patrizio Miatello, «va fatta entro 60 giorni a decorrere dal 26 giugno 2017 l’insinuazione al passivo nella liquidazione personalizzata, vantando gli azionisti il diritto al risarcimento dei danni. L’insinuazione potrebbe essere respinta ma in tal caso è prevista un tutela giurisdizionale residua e cioè il ricorso al Presidente del Tribunale sede della Banca entro 15 giorni dalla comunicazione del rigetto». Iniziativa cautelativa a cui, secondo l’associazione, andrebbe affiancata un’azione di pressione politica con il governo per istituire un «fondo a favore dei risparmiatori azionisti delle banche in liquidazione».

Ricorso alla Consulta

Molto dipenderà dalla versione definitiva del decreto legge che dovrà passare all’approvazione parlamentare, e da come verranno distinti i confini, che al momento non appaiono del tutto chiari, fra “good” e “bad” bank. Se alcune tipologie di risarcimento potranno essere rivolte a Intesa, lo spiraglio per ottenere qualcosa sarebbe maggiore.

Intanto si registra un primo caso di appello all’incostituzionalità del provvedimento. Come riporta il Corriere del Veneto, un azionista veronese di Banca Popolare di Vicenza nel corso di una causa civile contro la banca ha sollevato questione di illegittimità costituzionale riguardo al decreto che liquida le due venete. Fra i 13 punti che porterebbero a questo giudizio c’è la violazione del principio di legalità e di quello di proporzionalità, con l’interruzione del processo che provocherebbe un danno all’azionista.

Il decreto sulle banche venete in Parlamento

Il decreto legge, approvato dal consiglio dei ministri il 25 giugno, si avvia una settimana dopo alla strada del Parlamento per la conversione in legge. Intesa lo ha detto chiaro e tondo, di fatto blindandolo: o il decreto sarà convertito senza modifiche – e in particolare senza costi maggiori per la banca – oppure farà marcia indietro, gettando Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca nel caos.

La Commissione Finanze della Camera dovrebbe avviare l’esame del decreto tra martedì 4 sera e mercoledì 5 luglio, partendo dalle dichiarazioni di ammissibilità degli emendamenti presentati. Le proposte di modifica saranno votate a partire da mercoledì. L’obiettivo del governo è chiudere i lavori in Commissione entro giovedì 6 per approdare all’aula della Camera lunedì 10 giugno. Il governo è compatto nel lavorare per un’approvazione senza sorprese.

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