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Venezia, nuovi usi per 30 chiese abbandonate: cultura, carità ed eventi

Pubblicato il 7 aprile 2017 in Cultura, Economie, Venezia

chiesa dello Spirito Santo Venezia via Wikipedia  

Tesori del centro storico di Venezia. Oggi sono vuoti, domani potranno trovare nuova vita ospitando cultura, arte e carità. Sono le almeno 30 chiese in disuso – tante ne ha mappate la docente dello Iuav Sara Marini – non più utilizzate per il culto. Spazi che il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia ora annuncia di voler aprire ad altre finalità, pur non in contrasto con quelle di culto. Insomma, non sorgeranno supermercati fra affreschi e altari, ma nulla vieta di immaginare sale lettura, biblioteche, eventi artistici e usi con finalità caritatevoli.

Oltre 100 chiese a Venezia, 30 in disuso

L’apertura è arrivata il 5 aprile 2017, durante un incontro fra Moraglia e i Comitati Privati per la Salvaguardia di Venezia: «Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, è importante ricordare che, a Venezia, vi sono problemi conservativi urgenti – ha detto Moraglia – che riguardano molte chiese e che il loro numero (un centinaio in città e oltre 200 nell’intera Diocesi) richiede di riflettere su una razionalizzazione del loro ruolo liturgico e pastorale, spesso anche a fronte dell’innegabile flessione demografica (specialmente del centro storico)».

Fin qui la diagnosi. Ma il Patriarca ipotizza anche una cura: «Sarà quindi necessario individuare gli edifici che, effettivamente, non rispondono più a specifici bisogni pastorali ed è compito della Chiesa locale individuare soluzioni e proposte per rendere “utili”, ad esempio in ambito culturale e caritativo, alla stessa collettività quei luoghi, senza far perdere mai la loro dimensione simbolica in nome di un funzionalismo o “polivalenza” che non solo li impoverisce ma addirittura li snatura».

La richiesta: estendere l’Art Bonus ai beni della Chiesa

Uno sforzo in cui il Patriarcato vuole coinvolgere sempre di più i privati: «Il generoso supporto dei Comitati Privati per la salvaguardia di Venezia è non solo molto prezioso ma anche decisivo» ha detto Moraglia. Anche se il fatto che l’Art Bonus non valga per i beni ecclesiastici rende più complicate le cose. L’incentivo infatti vale solo per il patrimonio pubblico: le uniche chiese che si potrebbero “salvare” sfruttandolo sono quelle di proprietà dello Stato, di un Comune o di altro ente pubblico. Gianmatteo Caputo, delegato patriarcale ai beni ecclesiastici di Venezia, lancia una proposta: estendere l’Art Bonus ai beni ecclesiastici o trovare forme di defiscalizzazione alternativa.

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Sarebbero già una decina le chiese chiuse su cui si sta già lavorando in questo senso, come scrivono i quotidiani locali di oggi. La riapertura, che comporta interventi non solo conservativi ma anche impiantistici – nello specifico, l’installazione di impianti di riscaldamento per poterle rendere fruibili nei mesi invernali – è prevista a San Fantin, la chiesa che sorge di fronte al teatro La Fenice, che entro fine 2017 riaprirà, con riscaldamento e illuminazione nuovi, pronta ad ospitare magari le prove della vicina orchestra. La lista comprende anche San Beneto, la Maddalena, Sant’Aponal e lo Spirito Santo. Queste ultime due oggi sono usate come magazzini.

Foto: chiesa dello Spirito Santo a Venezia, Di Luca Aless – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikipedia

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