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Mecenati veneti: ecco i progetti finanziati con l’Art bonus

Pubblicato il 6 settembre 2016 in Cultura, Fisco e consumi, Padova, Treviso, Veneto, Venezia, Verona

Arena di Verona  

Verona, Treviso, Venezia: sono solo alcuni dei 52 siti culturali veneti dove istituzioni culturali hanno proposto campagne di raccolta fondi tramite Art Bonus, la misura voluta dal Ministero dei beni culturali e del turismo che prevede agevolazioni fiscali a chi si impegna a sostenere un bene culturale pubblico, cioè mobili e immobili di interesse culturale appartenenti a un soggetto, appunto, pubblico. Introdotta dal D.L.n. 83/2014 per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura, è stata resa permanente dalla Legge di stabilità 2016. In pratica un Comune o un ente di gestione può pubblicare sul sito http://artbonus.gov.it un progetto di restauro o un piano di gestione: i mecenati interessati – 3.185 finora – possono contribuire con una donazione fino al raggiungimento della cifra necessaria, godendo in cambio di un regime fiscale agevolato nella misura di un credito di imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate a partire dal 2014.

Art bonus, Fondazione Arena ha raccolto 2 milioni

L’intervento Art Bonus più importante per entità economica nel 2016 veneto è, per il momento, la Fondazione Arena di Verona che ad oggi ha ricevuto 2 milioni di euro frutto di un’erogazione liberale di Agsm Energia (la somma richiesta è di 3 milioni). Nel 2015 l’ente lirico scaligero – commissariato dallo stesso MiBact dopo la crisi finanziaria che aveva rischiato di paralizzarne le attività in primavera – aveva rastrellato 4 milioni 250 mila euro.

A Venezia il Complesso monumentale dell’Isola di S. Giorgio ha aperto una raccolta fondi da 12 milioni di euro per la manutenzione ordinaria e straordinaria, e ne ha ad oggi raccolti 1,8 milioni: sei imprese e due persone fisiche hanno messo mano al portafoglio.

Restando in laguna, è in corso la campagna per restaurare i Giardini reali di Piazza San Marco, dove su 4,3 milioni di euro necessari, ne sono stati trovati 260mila, grazie all’erogazione di un’impresa. Missione invece già compiuta, sempre a Venezia, per il restauro della Scala del Meduna presso la galleria d’arte moderna Ca’ Pesaro: per riportarla allo splendore originario servono 100mila euro, che sono stati versati da Chanel.

S. Caterina, Case Marian e Tomba di Antenore

A Treviso si lavora al ripristino dei mezzanini del complesso museale di S. Caterina, ex convento convertito all’arte. L’obiettivo di 60mila euro è quasi raggiunto: 54mila sono stati versati da Veneta Cucine, Segafredo Zanetti e da un cittadino, Francesco Pedoja. E restando nella Marca, a Cison di Valmarino il comune punta a restaurare il Borgo Rurale Case Marian, già 11 soggetti (7 imprese e 4 persone fisiche) hanno versato nel complesso 393mila 506 euro su 1,4 milioni necessari per l’intervento. In soccorso sono arrivati in questo caso i contributi pubblici, con la Regione Veneto che ha stanziato 979mila 800 euro.

A Padova la Tomba di Antenore necessita del restauro delle facciate esterne e di interventi conservativi, e i lavori potranno partire visto che il denaro necessario, 30mila 500 euro, è stato trovato con la donazione di Canossa Events.

C’è anche l’archeologia a chiedere l’aiuto dei privati. A Marano di Valpolicella (Verona) il comune vuole restaurare e creare un archeoparco attorno al Tempio di Minerva. Servono 365mila euro, i privati ne hanno messi 21mila (le imprese Ser.It, Valpolicella Benaco Banca, Grafical e Albino Armani azienda agricola) e la Regione Veneto ne ha aggiunti 255mila 500.

Altre raccolte fondi sono ferme al 2015. Il Ponte degli alpini a Bassano nel 2015 ha potuto contare su 521mila euro, la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia nel 2015 ha incassato 1 milione 186mila 750 euro, mentre 35mila euro sono stati rastrellati dalla Biblioteca e Archivio storico di Ospedaletto Euganeo (Padova).

Una curiosità: finora ha “guadagnato” di più a livello nazionale la Scala di Milano (23 milioni 633mila euro), mentre il Real Albergo dei Poveri a Napoli si è fermato ai 5 euro di un anonimo mecenate.

Rebecca Travaglini

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