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Zonin all’attacco: causa contro Banca Popolare di Vicenza, Sorato e Giustini

Pubblicato il 7 dicembre 2016 in Credito, Veneto, Vicenza

Gianni Zonin  

Il grande accusato diventa accusatore. Proprio mentre Banca Popolare di Vicenza si appresta ad avviare l’azione di responsabilità contro la sua gestione, l’ex presidente Gianni Zonin passa all’attacco e cita in giudizio i vertici di BpVi che lo hanno seguito dopo le sue dimissioni nel novembre 2015. Zonin ha notificato il 6 dicembre 2016 un atto di citazione al tribunale delle imprese di Venezia «per l’accertamento della correttezza della sua attività di Presidente di Banca Popolare di Vicenza dal 1996 sino al 2015». I vertici della banca, l’ex ad e direttore generale Samuele Sorato e il suo vice Emanuele Giustini saranno chiamati in causa il 24 maggio 2017.

L’obiettivo dell’azione legale è di ribaltare le accuse di mala gestione – Zonin è anche indagato nell’inchiesta aperta sul crollo della Popolare di Vicenza dalla procura della città – e dimostrare che i risultati negativi per l’istituto sarebbero arrivati dopo il suo addio. «Per 17 anni consecutivi, durante la sua Presidenza, BpVi ha distribuito ai soci i consistenti utili conseguenti alla gestione profittevole della Banca – si legge in una nota diramata da Zonin, assistito dai legali Francesco Benatti e Lamberto Lambertini –. Nel periodo successivo alle dimissioni del dott. Zonin, avvenute nel novembre 2015 i due diversi consigli di amministrazione che si sono succeduti hanno ridotto il valore di un’azione della banca da 48 Euro dapprima a 6,30 euro e successivamente a 0,10 euro».

Zonin: «Condivido stato d’animo risparmiatori BpVi»

Non solo: l’ex presidente, oggetto di manifestazioni e parole di fuoco da parte delle associazioni dei risparmiatori che si sono visti bruciare i risparmi nel crollo azionario, si dice vicino a loro: «condivide e comprende lo stato d’animo dei risparmiatori e dei soci di BpVi, che in due anni si sono visti quasi azzerare il valore delle loro azioni, e dei quali il dott. Zonin e la sua famiglia fanno parte, avendo sottoscritto ogni aumento di capitale sociale della Banca e non avendo mai proceduto ad alcuna dismissione del pacchetto azionario» si legge nella nota. «Il dott. Gianni Zonin ritiene giusto ricostruire la propria attività quale presidente dell’istituto e così contribuire all’accertamento delle responsabilità per alcune importanti deviazioni dalla corretta gestione».

Secondo la tesi dell’imprenditore vitivinicolo «il deterioramento economico della Banca Popolare di Vicenza ha tre origini concomitanti: la grave crisi finanziaria ed economica del nostro Paese; l’impatto negativo della straordinaria normativa europea applicata alle banche italiane; una gestione scorretta da parte della direzione della banca, posta in essere con modalità tali da non poter essere accertata dal cda. Il procedimento instaurato si propone inoltre di costituire la sede più naturale ed appropriata per ricostruire i fatti che oggi sono contemporaneamente sottoposti al giudizio della Consob, di Banca d’Italia, della Procura della Repubblica di Vicenza e del Tribunale delle imprese».

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