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Competence center, asse Trentino-Alto Adige-Friuli contro il Veneto?

Pubblicato il 21 ottobre 2016 in Innovazione, Opportunità, Regione

Università  

C’è grande confusione sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente. Sul «competence center» triveneto previsto nel Piano Italia 4.0, il più grande (e atteso) intervento di politica industriale degli ultimi anni la situazione sembra essere molto, forse troppo, fluida. E l’unità rischia di sgretolarsi, come dimostra la visita di mercoledì dei rappresentanti di Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige a Roma, dal ministro Calenda. Ma andiamo con ordine, ricapitolando in breve quanto successo finora. Nella prima localizzazione dei centri di competenza prevista dal ministro Carlo Calenda il (tri)Veneto non c’era. E visto che si parla di Atenei, è partita la controffensiva guidata da industriali e Università venete. Padova capofila, insieme a Verona, Venezia (Ca’Foscari e Iuav). Ed è così che il Veneto è rientrato in corsa: ricevuto l’ok di Calenda, è arrivato anche l’allargamento a tutto il Nordest. Da Padova è partito l’invito a unirsi per gli Atenei di Trento, Bolzano, Udine, Trieste e Sissa, arrivando così ad una firma a nove. Come diceva il presidente Unibz, Konrad Bergmeister. «Promotrici del progetto le università di Venezia e Padova che hanno giocato un ruolo chiave nell’includere nel Piano nazionale il Triveneto, una delle aree industriali più vitali del Paese, e nell’estendere la collaborazione verso i nostri atenei. Al loro impegno e alla loro visione strategica dobbiamo questo risultato importante».

E arriviamo alla visita di mercoledì. Ecco quanto riporta la Provincia di Bolzano in un comunicato. «Nell’incontro di ieri a Roma con il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini e con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, i rappresentanti politici di Friuli Venezia Giulia e delle Province di Bolzano e Trento e gli esponenti delle istituzioni universitarie e scientifiche-tecnologiche del Friuli Venezia Giulia e delle due Province autonome hanno discusso le proposte per la creazione e il finanziamento di un centro di competenza e ricerca nel Nordest nell’ambito del progetto “Industria 4.0” promosso dal Governo.  Le aspettative dell’Alto Adige sono state illustrate dall’assessore provinciale Florian Mussner, dal rettore della Libera università di Bolzano Walter Lorenz, dal successore designato Paolo Lugli e dal preside della facoltà di scienze e tecnologie Stefano Cesco. L’assessore Mussner ha ricordato che “autonomia, università, economia e pubblica amministrazione sono una garanzia assieme alla nostra collocazione geografica, che sottolinea una vocazione internazionale. Questa realtà e la presenza di molte aziende produttive sono il presupposto per fare sistema assieme alle altre Regioni.” Su questa strada diventa quindi importante poter sfruttare le eccellenze nei settori della ricerca e delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, per collaborare in un centro di competenza secondo gli obiettivi di Industria 4.0 e creare un legame forte fra le aziende locali e l’innovazione tecnologica.  I responsabili della LUB hanno ricordato come le aree del Nordest vantino imprese di successo che, in sinergia con gli atenei e i centri di ricerca del territorio, possono far valere le loro eccellenze per promuovere innovazione nel quadro di processi di messa in rete. Per quanto riguarda l’Alto Adige, questa eccellenza si declina in particolare nel potenziamento della ricerca applicata. I ministri Giannini e Calenda hanno salutato con soddisfazione questa unità di intenti e di cammino congiunto delle Regioni, che corrisponde agli indirizzi del progetto governativo. Le università sono state invitate ad elaborare un piano di azione congiunto che sarà sottoposto ai Ministri nel quadro delle trattative sul finanziamento e sul budget di Industria 4.0».

Una visita che è stata letta dal Messaggero Veneto come un tentativo di Friuli e Trentino-Alto Adige di “smarcarsi” dal Veneto. Ecco uno stralcio di quanto riportato dal quotidiano.

«Il Friuli Venezia Giulia e le Province autonome di Trento e Bolzano dimostrano di avere tutte le caratteristiche per trasformare le proprie risorse di formazione, alta formazione e le competenze scientifiche e tecnologiche in un centro di competenza di Industria 4.0», sintetizza la presidente Fvg Debora Serracchiani. Poi, lanciando un messaggio anche al Veneto di Luca Zaia, la presidente ha aggiunto: «Riteniamo che sia molto importante fare massa critica».

Rimane da capire cosa significhino queste dichiarazione. Un tentativo di sorpasso sul Veneto? E l’invito a fare «massa critica» (anche se in realtà a quanto risulta proprio gli atenei veneti hanno voluto allargare la “squadra” del competence center) cosa sottointende? Al momento un’unica certezza: la competizione interna fra Regioni non serve. Calenda lo ha più volte ribadito: l’ha convinto a rimettere dentro il Triveneto il gioco di squadra, il superamento dei campanili. Fabrizio Dughiero, prorettore al trasferimento tecnologico dell’ateneo patavino, afferma: «Vedo che, nonostante le università si siano già messe d’accordo, ci sono altri attori, non veneti, che tendono a superare questi patti pensando di fare da soli» e ancora «le Regioni non c’entrano, l’unico che ha voce in capitolo è Calenda. Escludo che la politica regionale possa anche solo minimamente minare al progetto».

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