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Popolare di Vicenza, grandi soci chiedono 150 mln di risarcimenti

Pubblicato il 22 giugno 2016 in Credito, Vicenza

Filiale della Banca Popolare di Vicenza. Foto di Giulio Todescan per Venetoeconomia.it, citare la fonte. Bpvi  

Un pool di grandi soci di Banca Popolare di Vicenza ha avviato un’azione di risarcimento per 150 milioni di euro, chiedendo l’annullamento delle così dette “operazioni baciate”, cioè i finanziamenti concessi per l’acquisto delle azioni della banca, ma non solo. Il gruppo di azionisti è assistito dallo studio legale Spinazzi Azzarita Troi di Padova, con il partner Mario Azzarita, che ha già richiesto alla Banca Popolare di Vicenza annullamenti, risoluzioni o risarcimenti dei danni per oltre 150 milioni di euro, coinvolgendo in alcuni casi amministratori e società di revisione.

La prime trattazioni delle cause di merito già avviate si terranno a Venezia nel mese di luglio 2016, dove la banca dovrà difendersi. «Nessun esito hanno avuto i tentativi di mediazione promossi nei confronti della Popolare per ricercare una definizione stragiudiziale delle vertenze – afferma lo studio legale Spinazzi Azzarita Troi –. La banca ha, infatti, partecipato alle fasi di mediazione promosse di fronte alla Camera di commercio o al competente organismo forense, dichiarando però di non essere disponibile a trovare alcuna soluzione».

Operazioni baciate, azionisti contro Popolare di Vicenza

«Per quel che attiene al capitale finanziato (le così dette “operazioni baciate”), i giudizi già avviati presso le Sezioni Specializzate in materia di impresa del Tribunale di Venezia riguardano sia la violazione dell’articolo 2358 del Codice Civile – si legge nella nota diramata dagli avvocati – sulla base del quale viene contestata la nullità delle operazioni, sia la violazione dell’articolo 21 del Testo Unico in materia di finanza, che impone agli intermediari finanziari di comportarsi con correttezza e di agire nell’interesse dei clienti, pena la risoluzione dei contratti o il risarcimento dei danni».

BpVi, cause anche per il crollo del valore delle azioni

Mario Azzarita

Mario Azzarita

Un altro filone di cause avviate dallo studio padovano riguarda quegli azionisti che hanno investito denaro proprio nella Banca Popolare di Vicenza.

«Sussistono validi elementi – è la tesi dello de – per sostenere che gli acquisti effettuati dal pubblico ed il mantenimento delle azioni in portafoglio sono avvenuti sulla base di prospetti informativi irregolari».

«Questo da un lato perché la banca aveva rappresentato un patrimonio ai fini della vigilanza superiore a quello reale – prosegue la nota –, avendo considerato per la determinazione del suo ammontare anche il capitale finanziato; dall’altro perché Popolare di Vicenza ha certificato un valore delle proprie azioni non aderente alla realtà. Le argomentazioni processuali si fonderanno anche su apposite perizie di parte, che hanno evidenziato un valore effettivo delle azioni molto inferiore a quello sempre dichiarato dalla banca».

BpVi e le “baciate”: nulle per il Tribunale di Venezia

Un’ordinanza del Tribunale delle imprese di Venezia, firmata dal giudice Anna Maria Marra, ha stabilito nei giorni scorsi, con riferimento al caso specifico di un’imprenditore che aveva ottenuto un prestito di 9,3 milioni di euro da BpVi e aveva utilizzato quel denaro per acquistare azioni della stessa banca, la nullità della richiesta di rientro del prestito da parte della banca. In sostanza secondo il giudice la banca non ha il diritto di chiedere la restituzione di quel denaro relativo alle azioni.

Un’ordinanza che, se confermata da sentenze e in altre situazioni simili, può rappresentare un problema per i bilanci già non rosei della Popolare vicentina. La fetta di capitale ottenuto grazie all’erogazione di finanziamenti ammonta a 1,1 miliardi di euro, di cui la gran parte già conteggiati come perdite nel bilancio 2015 della banca. Ma per 321 milioni di euro la banca contava di poter recuperare i prestiti.

«Questa presa di posizione della magistratura competente – si legge nella nota degli avvocati dello studio legale Spinazzi Azzarita Troi – a giudicare il caso rende concrete le speranze di chi, a causa di queste operazioni, rischia addirittura di perdere tutto e di trovarsi in una situazione di indigenza a causa dei debiti maturati nei confronti della banca».

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