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Megahub Schio, con makers e coworkers riparte l’ex maglificio

Pubblicato il 16 maggio 2016 in Innovazione, Vicenza

Megahub logo  

Due giorni di festa e una dimostrazione pratica di come i lavori oggi possano essere declinati in tutti i modi in cui la creatività li immagina. E di come i freelance possono uscire dalla solitudine e trovare forme di collaborazione a partire dagli spazi in comune. Megahub, 600 metri quadri in un ex edificio maglificio, ha aperto a Schio venerdì 13 maggio con un dibattito e una visita agli spazi del fablab, dell’officina artigianale e del coworking. Il giorno successivo l’evento è proseguito con una serie di workshop, aperitivo e musica, con tanto di mini robot per fare lo spritz, a dare un tocco di autoironia nerd all’inaugurazione. A tre mesi dall’avvio delle attività, sono già 7 i coworkers e altrettanti i makers che hanno scelto questo spazio per il loro lavoro quotidiano.

«La provincia di Vicenza è stata quella che ha risposto con il maggior numero di domande al bando regionale per i Fablab – ha spiegato Gianluigi Cogo, responsabile del progetto Fablab Veneto, che ha sostenuto finanziariamente l’acquisto di alcuni macchinari, a partire dall’immancabile stampante 3d –. Ora si tratta di creare un’empatia fra le vecchie generazioni di artigiani e le loro associazioni e i makers che con la loro creatività animano questi spazi». Pronta la risposta di Nereo Dalla Vecchia, presidente di mandamento di Confartigianato Schio: «L’empatia da parte nostra c’è, e la diminuzione del numero di imprese artigiane che registriamo costantemente dal 2007 ci fa capire che forse anche da luoghi come questo possono venire delle risposte per uscire dalla crisi».

Ai saluti del sindaco di Schio Valter Orsi – che ha lanciato il suo «in bocca al lupo» alla nuova realtà nata negli spazi dell’ex maglificio Sartori in via Paraiso, ai bordi della zona industriale scledense – si è affiancato il racconto di Alessandra Turcato, presidente della cooperativa sociale Samarcanda che ha lanciato il progetto: «Una cooperativa sociale che crea uno spazio per il lavoro può suonare inusuale – ha detto Turcato –, ma il filo che tiene insieme il nostro lavoro è quello della relazione. Questo è uno spazio per creare nuove relazioni, in primis fra i giovani che lavorano e lavoreranno qui». Fablab, officina artigianale con i macchinari in affitto ad ore, area per la formazione all’impresa, e poi al piano di sopra il coworking e le sale riunioni per i freelance e le startup che ancora non possono permettersi una sede tutta propria. Sono le anime di Megahub, a raccontarle il coordinatore Giovanni Gasparin, assistente sociale reinventatosi tuttofare: «L’idea è nata due anni fa, quando gestivamo l’Informagiovani di Schio e sentivamo la fame di spazi – spiega Gasparin – che ci arrivava dai ragazzi e dalle ragazze che incontravamo. Con loro abbiamo cominciato a immaginare questo luogo».

Uno di questi è Martino Sasso, laureato in design, oggi designer e maker freelance che nell’officina al piano terra sta lavorando al prototipo di una valigia commissionatagli da un’azienda del territorio. «Oltre al disegno faccio anche il prototipo, è questo il vantaggio competitivo che questo spazio ci offre» racconta Sasso. Anna Cervo invece lavora alla scrivania nel coworking al piano di sopra: la sua startup Gioies crea piccole confezioni di dolci confezionati da ragazzi disabili impiegati in alcune cooperative sociali partner. «Sono appena partita e lavorare da casa era complicato – racconta –. Qui ho uno spazio di rappresentanza per i clienti ma sopratutto sono in contatto giorno dopo giorno con altre persone con cui condividere il tempo e le idee. Per i nuovi espositori di legno di Gioies, ad esempio, mi sono rivolta alla falegnameria del piano terra, e sta nascendo un progetto».

Giulio Todescan

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