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MyPlace, la startup degli appartamenti in affitto: 2015 in attivo

Pubblicato il 14 marzo 2016 in Innovazione, Padova, Treviso, Turismo, Venezia, Verona

Padova Innovation Day  

Per una startup chiudere in utile il primo bilancio è cosa rara: la padovana MyPlace nel 2015 ci è riuscita, ha registrato 800mila euro di ricavi e per il 2016 punta ad arrivare a 3 milioni, e ha assunto quattro persone a tempo indeterminato. Ma che cosa fa MyPlace? Prende in mano appartamenti sfitti o da sistemare nei centri storici delle città, li ristruttura secondo un format standard di alto livello e li mette sul mercato degli affitti temporanei. Come una sorta di catena di alberghi, ma diffusi e con tutti i comfort degli appartamenti, dalla privacy alla cucina.

“Reddito maggiore rispetto all’affitto”

L’idea si riassume nello slogan: l’equivalente di un albergo di lusso, ma con tutti i comfort di un appartamento. Ma perché un proprietario dovrebbe trovare interessante la proposta? «Faccio spesso l’esempio di una signora di Padova proprietaria di un mini appartamento di 27 metri quadri in piazza della Frutta» dice Massimiliano Piarulli,amministratore delegato della startup e fondatore assieme ad Alessandro Busca, Angelo Pellegrino e Thomas Fig. «Era tenuto male e molto piccolo, riusciva ad affittarlo solo a studenti per 300 euro al mese, una rendita bassa. Si è rivolta a noi e lo abbiamo trasformato secondo il nostro format, cambiando arredi, illuminazione, colori. Lo abbiamo messo nel nostro circuito di appartamenti in affitto e ora la proprietaria guadagna in media 900 euro al mese, cioè il triplo di prima».

Il tasso medio di occupazione, a quanto riferiscono dalla startup padovana, è dell’80% in alta stagione e del 60% in bassa stagione, mentre la rendita per il proprietario sarebbe del 35-40% più alta rispetto al mercato degli affitti.

MyPlace, “catena” diffusa con 50 appartamenti

Thomas Fig, Angelo Pellegrino, Alessandro Busca, Massimiliano Piarulli

Fig, Pellegrino, Busca e Piarulli

Ad oggi sono circa 50 gli appartamenti targati MyPlace, tutti in Veneto: 35 a Padova, 12 a Venezia, 3 in una palazzina di Verona. Le prossime tappe prevedono di arrivare a Treviso, e poi di uscire dalla regione: Siena e Perugia le città messe “nel mirino”. «Puntiamo alle città medio piccole con flussi turistici importanti dai 5 ai 7 milioni di presenze annue – spiega Piarulli, avvocato che ha deciso di mettersi in proprio dopo una carriera presso grossi fondi immobiliari – Queste città hanno la caratteristica di avere un’offerta di appartamenti in affitto completamente disorganizzata».

Qui intervengono loro: ristrutturano l’appartamento, lo allestiscono con un design moderno e comune a tutti gli appartamenti, e attraverso i portali personalizzati con il nome di ogni città gestiscono le prenotazioni. In cambio il proprietario si trova sollevato dal problema di dover gestire un appartamento sfitto o affittato a un basso affitto (si tratta solitamente di piccole pezzature) e si garantisce un introito mensile, una percentuale sull’incasso della struttura. La formula standard prevede una suddivisione al 50% fra MyPlace e proprietario (secondo la formula del revenue share). Ma nel caso in cui l’azienda si accolli le spese di ristrutturazione, per un certo periodo di tempo gli incassi vanno interamente a MyPlace, che così ammortizza le spese (free rent). Finito questo periodo, il proprietario torna a ricavare reddito dall’appartamento.

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