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Referendum Trivelle: dove si scava (e come si vota)

Pubblicato il 12 febbraio 2016 in Pmi e Imprese

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Il referendum contro le trivellazioni in mare si farà il 17 aprile e, come insegna la storia repubblicana, è già oggetto di forti polemiche. Ma non sul merito: a indignare parte della politica (in maniera abbastanza trasversale) e le associazioni ambientaliste è proprio la scelta della data. Il Governo infatti ha deciso di evitare l’election day: avrebbe potuto accorpare il referendum alle elezioni amministrative del 6 giugno. Un segnale chiaro e costoso. Nel balletto delle cifre, infatti, una cosa è certa: l’accorpamento avrebbe fatto risparmiare almeno 300 milioni di euro, il costo della macchina organizzativa che mette in moto prefetture, seggi, personale e così via. Ma oltre al costo dell’elezione duplicata, c’è il segnale politico che viene così letto dalle associazioni promotrici e sostenitrici del referendum: non si ritiene fondamentale che i cittadini possano andare a decidere il destino dell’ambiente che li circonda e in cui vivono.

Il quesito ammesso dalla Consulta

Ma su cosa saranno chiamati a pronunciarsi i cittadini? Sulla durata delle trivellazioni per le concessioni già in uso. Il Governo ha stabilito nell’ultima legge di stabilità un limite: nessuna trivellazione entro le 12 miglia marine. C’è anche un impegno a non concedere più concessioni per “tastare” il mare. Resta da stabilire come procedere con quelle già concesse: ci si potrà esprimere per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano proseguire anche oltre la scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento”.

L’Italia delle trivelle

In Italia sono 144 le concessioni per lo sfruttamento di gas e petrolio, fra terraferma e (soprattutto) mare, oltre a 113 permessi di ricerca. In quest’infografica abbiamo raggruppato la distribuzione dei progetti di trivellazione nelle varie Regione. Il risultato, anche visivamente, è impattante: si parla spesso delle sei regioni più coinvolte, quelle che hanno appoggiato con forza il referendum, ma la trivella in realtà arriva in 13 delle 20 Regioni italiane. La corsa all’oro del sottosuolo raggiunge il suo picco in Emilia Romagna e Lombardia, ma altrettanto significativa è la situazione in Regioni come Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata: terre non molto estese, ma le cui coste – in particolare – ospitano molte strutture che perforano in continuazione il sottosuolo.

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Il caso del Veneto

Anche il Veneto sarà coinvolto nel referendum del 17 aprile: L’area di ricerca di idrocarburi che interessa il Veneto è quella denominata “La Risorta”: qui a fare richiesta di poter avviare ricerche trivellando l’Alto Adriatico è la società Northsun Italia, l’area comprende i comuni di Adria, Gavello, Taglio di Po, Villanova Marchesana, Corbola, Papozze e Ariano nel Polesine.

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