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Popolare Vicenza, Fortuna a capo di Futuro 150

Pubblicato il 19 febbraio 2016 in Credito, Vicenza

Silvio Fortuna  

L’imprenditore vicentino Silvio Fortuna è il presidente dell’associazione “Futuro 150 Soci Banca Popolare di Vicenza” che è nata nel novembre 2015 per iniziativa di un gruppo di soci “pesanti” della popolare vicentina, nomi dell’imprenditoria locale che vogliono avere un ruolo nella futura governance del gruppo che si appresta a trasformarsi in Spa e a quotarsi in Borsa. A differenza dei piccoli soci che hanno protestato l’altra sera alla Fiera e che si oppongono alla spa e alla Borsa, temendo un nuovo “bagno di sangue”.

La nomina di Fortuna, amministratore delegato di Arclinea arredamenti e presidente della Fondazione studi universitari di Vicenza, è avvenuta nel consiglio direttivo dell’associazione che si è riunito mercoledì 17 febbraio 2016. Fortuna ha cooptato nel direttivo l’assicuratore vicentino Alessandro Belluscio e l’ex presidente degli industriali del Veneto nonché ex vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza Giancarlo Ferretto, entrambi tra i soci fondatori di “Futuro 150”. Confermato Andrea Beretta Zanoni nel ruolo di coordinatore tecnico.

Fortuna: “Ok l’incentivo ai soci per l’aumento di capitale”

Fortuna interviene subito sul tracollo del valore delle azioni di Banca Popolare di Vicenza, arrivate a 6,3 euro con una diminuzione quasi del 90%  rispetto a un anno fa. «Pur nella consapevolezza della criticità del momento, che ha anche importati risvolti economici e sociali per il territorio – commenta Fortuna – l’associazione prende atto dell’attenzione che la Banca ha riservato ai Soci attuali attraverso il meccanismo di incentivo alla sottoscrizione ed al mantenimento delle azioni».

Beretta Zanoni: “Soci compatti per contare”

Il 4 e 5 marzo è convocata l’assemblea dei soci. «Tutti ci auguriamo – dice il coordinatore Beretta Zanoni – che i passaggi attesi nei prossimi mesi, trasformazione in spa, aumento di capitale e quotazione, si concludano positivamente. In ogni caso emergerà una compagine sociale profondamente diversa rispetto all’attuale. I soci attuali, che sono espressione del sistema territoriale che ha storicamente guidato la Banca, vogliono avere una voce in capitolo sulla nuova governance? Se la risposta è sì, i soci devono trovare il modo di compattarsi e organizzarsi per contare».

«Rispetto ad altre associazioni di azionisti che spingono per la bocciatura della trasformazione e del piano industriale – continua Beretta Zanoni – teniamo a precisare che, sui prossimi passaggi della trasformazione in spa, aumento di capitale e quotazione, la strada è obbligata ed è tracciata dalla legge. Votare “no” significa consegnare la banca al commissariamento e aprire la strada al rischio di default».

«È una fase molto critica – conclude Beretta Zanoni –, la direzione della Banca dovrà fare tutto il possibile per recuperare un rapporto di fiducia ed essere credibile agli occhi dei propri soci, dei clienti, del mercato. Il mercato, infatti, valuta negativamente il fatto che non si riesca a fare un patto tra i soci. Se il mercato non crede nella nuova BPVI, il male peggiore è che l’aumento di capitale non venga sottoscritto autonomamente e questo significa assenza di fiducia sul piano industriale presentato».

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