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Fiera Vicenza: “piano B” se non va fusione con Verona

Pubblicato il 7 settembre 2015 in Economie, Veneto, Verona, Vicenza

Fiera di Vicenza, VicenzaOro Semtember 2015  

Se la fusione con Veronafiere non andrà in porto, Fiera di Vicenza ha in tasca un “piano B” per presentarsi da soli al mercato puntando alla quotazione in Borsa. A dirlo è il presidente della società berica Matteo Marzotto, all’inaugurazione del salone VicenzaOro September, che ha aperto i cancelli sabato 5 e durerà fino a mercoledì 9 settembre.«Il processo sta andando avanti ma mi dispiace che ci siano sei-sette mesi di ritardo rispetto alle mie stesse dichiarazioni – ha detto il presidente di Fiera di Vicenza –. Credo si possa ancora fare, se così non fosse sarebbe un peccato. Ma io e il direttore generale Corrado Facco stiamo pensando a un piano B. Si può essere internazionali anche da soli».

Marzotto spinge per la fusione con i “cugini” scaligeri: Veronafiere ha totalizzato 75,2 milioni di fatturato nel 2014, Fiera di Vicenza 32,1, mentre per redditività prevale la seconda con il 16,2% di Editda contro il 13,6% degli scaligeri. Lo scoglio al matrimonio fra i due poli fieristici più importanti del Veneto per giro d’affari sta proprio negli equilibri che si andrebbero a creare nella nuova società unica: “peso” paritario o prevalenza di Verona? E in che misura? «Da quattro mesi non sento nessuno» ha detto Marzotto riferendosi alla “fase 1” preliminare alla fusione, quella dell’analisi incrociata dei bilanci, che non si è ancora conclusa. La successiva “fase 2” consisterà nel decidere come portare avanti concretamente l’aggregazione, ma non c’è concordia nemmeno sui criteri finanziari con cui valutare lo stato delle due società, che poi è il nocciolo della questione: «Anche le metodologie valutative devono essere oggetto di condivisione» ha detto Marzotto lanciando una stoccata a Veronafiere.

Gli accordi con Dubai, Panama e Arezzo

Diversivo o vera strategia? Di sicuro c’è che Fiera di Vicenza ha già stretto accordi internazionali in Asia con Dubai – una joint ventura con il World Trade Center dell’emirato per una fiera orafa a maggio che ha esordito quest’anno – e in America con Panama Diamond Exchange; inoltre sabato è stato siglato un memorandum d’intesa con World Diamond Mark, organo della federazione mondiale delle Borse Diamanti, per iniziative comuni di promozione del mercato del diamante.

In dirittura d’arrivo è un’intesa con Arezzo Fiere, secondo polo fieristico dell’oro in Italia, per convogliare sforzi comuni sulle due iniziative di primavera, Oroarezzo nel mercato interno e Vicenzaoro Dubai in quello internazionale. Accordo che rientra nel piano di razionalizzazione dei calendari fieristici che sta promuovendo il viceministro dell’Industria Carlo Calenda prevedendo incentivi economici per gli operatori che stringono alleanze. In ogni caso, ha concluso Marzotto, «la nostra prospettiva deve essere la quotazione in Borsa o comunque l’apertura della società al mercato».

L’oro italiano a VicenzaOro September

Il salone vicentino, che raccoglie 1300 espositori provenienti da 30 paesi, è l’occasione per fare il punto sul settore del gioiello italiano che conta 8.367 imprese e 28.546 addetti. I numeri di Federorafi parlano di una crescita del 4,6% del fatturato totale del settore da gennaio a maggio 2015, e di un aumento della produzione pari all’11%.

Segno positivo anche per le esportazioni nel periodo gennaio-maggio 2015: risultano in crescita del 7% rispetto allo stesso periodo del 2014. I mercati che frenano sono quelli della Russia (-6%) e del Giappone (-7%), ma sono ampiamente controbilanciati dai flussi di vendite in crescita verso Stati Uniti (+10% nel secondo trimestre 2015) e Sud Est Asiatico (+28% nel secondo trimestre).

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