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BpVi, i bancari: nostri allarmi inascoltati

Pubblicato il 1 settembre 2015 in Credito, Veneto, Vicenza

Banca Popolare di Vicenza  

Alzano la voce, e si dicono indignati, i sindacati dei bancari della Banca Popolare di Vicenza all’indomani della semestrale di bilancio che ha scoperchiato oltre 1 miliardo di perdite dovute in gran parte alla pulizia dei conti, pretesa dalla Bce, dalle operazioni improprie di prestiti correlati all’acquisto di azioni della banca.

«Ci fa male apprendere l’entità delle operazioni “correlate”, su un patrimonio di circa 3,7 miliardi di euro – scrivono in una nota i sindacalisti del Coordinamento Gruppo BpVi che comprende Fabi, First Cisl e Fisac Cgil – Ci fa ancora più male dato che in tempi non sospetti (ottobre 2012) le organizzazioni sindacali avevano diffidato, mediante la lettera allegata, la Direzione Generale dal mettere in atto prassi aziendali in palese violazione delle norme civilistiche e dei regolamenti aziendali sulla negoziazione di azioni di propria emissione».

«Ci fa ancor più indignare – prosegue la nota – che le pressioni commerciali improprie esercitate sulla rete sono state uno dei motivi su cui il Sindacato ha chiamato nell’aprile 2013 alla mobilitazione tutti i colleghi del Gruppo Bpvi».

I bancari: «Nostri allarmi inascoltati»

Insomma, i sindacalisti avevano avvertito la dirigenza della Popolare di Vicenza, ma i segnali di allarme erano stati ignorati dalla controparte.

«Se questi messaggi forti e chiari – dicono – fossero stati recepiti dalla dirigenza, oggi non saremmo in questa situazione. Inoltre in un incontro avvenuto in tempi recenti (febbraio 2015), su specifica richiesta di queste organizzazioni sindacali, la Direzione aveva assicurato che il Fondo riacquisto azioni proprie era capiente e che erano stati superati brillantemente gli stress test».

E invece alla fine i nodi sono venuti al pettine nella chiusura del bilancio di giugno 2015.

«Non devono pagare i soli dipendenti»

Il Coordinamento Gruppo BpVi chiede «pulizia non soltanto nei numeri ma anche di chi ha condotto a questi risultati con conseguente azione di responsabilità, salvaguardando i colleghi che hanno operato con dedizione e competenza senza ricevere alcun tipo di incentivo o di premio».

«Per troppi anni ci è stata chiesta fiducia in nome di una Banca e di una “famiglia” – proseguono i lavoratori – a cui abbiamo creduto e che ci ha tradito come dipendenti e come soci! Il tempo della fiducia è finito. Nessun mandato in bianco per il futuro. I dipendenti, in qualità di soci, possono dire la loro nella prossima Assemblea».

Un messaggio infine al direttore generale Francesco Iorio: «Al Direttore Generale, a cui abbiamo inviato oggi stesso una richiesta urgente di incontro, che ha parlato di una banca “veloce e snella”, diciamo da subito e con forza che non accetteremo che la “cura dimagrante” ricada esclusivamente sui colleghi. Sono ben altri i tagli e le razionalizzazioni da fare. La fiducia deve essere conquistata con i fatti, giorno per giorno».

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