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Famiglie indebitate, Veneto nei primi posti

Pubblicato il 17 agosto 2015 in Economie, Soldi, Veneto

debiti  

Le famiglie italiane sono indebitate per un importo medio pari a 19.108 euro. Nell’insieme, i “passivi” accumulati con le banche e gli istituti creditizi ammontano a 493,3 miliardi di euro. Le cifre sono riferite al 2014. Rispetto al 2013, la situazione è in leggero miglioramento. Due anni fa, infatti, ogni nucleo familiare era in “rosso” per un importo medio di 19.251 euro. I dati dell’Ufficio Studi della CGIA vedono le province del Veneto nelle posizioni alte della classifica: Treviso è al 12esimo posto, seguita da Padova (15), Vicenza (17), Verona (29), Venezia (31). Tutt’altra storia per Belluno e Rovigo, rispettivamente al 60 e 64esimo posto. Ecco la classifica intera.

La crisi frena le spese delle famiglie

Nel 2014, segnala l’Ufficio studi della CGIA, le famiglie più “esposte” con le banche abitavano in Lombardia. Al primo posto quelle residenti nella provincia di Milano, con un debito di 27.643 euro; al secondo posto quelle di MonzaBrianza, con 27.442 euro e al terzo posto le residenti a Lodi, con 26.783 euro. Appena fuori dal podio c’era Varese: il debito medio ammontava a 25.720 euro. Negli ultimi posti della graduatoria nazionale, invece, sono state individuate le famiglie residenti nella provincia di Reggio Calabria, con un’esposizione di 8.720 euro, quelle di Vibo Valentia, con un debito di 8.426 euro, quelle di Enna, con 8.249 euro. Infine, le famiglie meno indebitate d’Italia si trovavano nell’Ogliastra, con un “rosso” che toccava gli 8.232 euro.

Dall’inizio della crisi al 2014, la variazione del debito medio nazionale delle famiglie consumatrici è stato del +34,2 per cento, anche se dopo il picco massimo toccato nel 2011 (506,2 miliardi di euro) le esposizioni sono scese costantemente. L’inflazione, invece, nello stesso periodo di tempo è cresciuta del 13,6 per cento. Per indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane, tiene a precisare l’Ufficio studi della CGIA, si intende quello originato dall’accensione di mutui per l’acquisto di una abitazione, dai prestiti per l’acquisto di un auto/moto e in generale di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc.

“Anche a seguito della contrazione dei prestiti attuata dalle banche a partire dal 2011 – segnala Paolo Zabeo della CGIA – in questi ultimi anni le famiglie hanno assunto un comportamento economico più misurato, privilegiando il risparmio. Infatti, tra il 2011 e il 2014 i depositi bancari delle famiglie consumatrici sono passati da 756 a 875,6 miliardi di euro, registrando una variazione del +15,8 per cento. In buona sostanza, il clima di sfiducia diffusosi in questi ultimi anni, gli effetti della crisi e la paura che la situazione generale peggiori ulteriormente hanno condizionato le scelte economiche delle famiglie. Meno acquisti, meno investimenti e più risparmi, con evidenti ricadute negative per le attività commerciali e artigianali che, nella stragrande maggioranza dei casi, vivono dei consumi del territorio in cui operano”.

Più debiti dove ci sono maggiori redditi

Come vanno interpretati, invece, i risultati emersi a livello territoriale? “Premesso che le aree provinciali più gravate dai debiti sono quelle che presentano i livelli di reddito più elevati – prosegue Zabeo – è evidente che anche in queste zone tra gli indebitati vi sono molti nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, le forti esposizioni bancarie di questi territori, soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti negli anni scorsi nel settore immobiliare, non destano particolari problemi che, invece, si riscontrano in altre aree del Paese, in particolar modo nel Mezzogiorno”. Tuttavia, è utile fare una riflessione sulle famiglie più disagiate: “La maggiore incidenza del debito sul reddito – conclude Zabeo – si riscontra nelle famiglie economicamente più deboli, vale a dire in quelle a rischio esclusione sociale. Seppur in calo, queste ultime potrebbero ritornare a crescere di numero, visto che gli effetti della crisi hanno accentuato, anche da noi, il divario tra poveri e ricchi”.

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