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BpVi-Veneto Banca, Fiba-Cisl: «Tagli colpiranno il Veneto»

Pubblicato il 5 maggio 2015 in Credito, Treviso, Veneto, Vicenza

 

Non c’è solo il tema delle filiali-doppione a preoccupare i dipendenti della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca in vista della possibile fusione. C’è il problema delle due direzioni generali in cima alla lista dei problemi per i sindacati: «Distano 50 chilometri, una a Vicenza e l’altra a Montebelluna, e comprendendo i centri servizi impiegano circa 2000 persone: troppe per una banca sola». A dirlo è Paolo Ghezzi, coordinatore della Fiba-Cisl per il Gruppo Banca Popolare di Vicenza, commentando lo studio delle società di consulenza The Boston Consulting Group e Bernstein sugli effetti della fusione BpVi-Veneto Banca, pubblicato ieri da Venetoeconomia.it. Venerdì la Popolare di Vicenza presenterà ai sindacati il piano industriale.

La mappa degli sportelli in esubero: più di un terzo in Veneto

Lo studio delle società di consulenza stima in una fascia da 50 a 100 (su 1.163 totali) le filiali dei due istituti da tagliare in caso di fusione, resa probabile dalla riforma del settore approvata dal governo in marzo, che impone alle popolari più grosse di trasformarsi in spa. Quella stima dei tagli è prudente, secondo il sindacalista Ghezzi: «Le filiali in esubero possono essere anche 150 – afferma – Ma la cosa più importante è che saranno in gran parte in Veneto, con un relativo alto costo sociale in termini di esuberi proprio in quei luoghi dove le banche sono più radicate».

I numeri parlano chiaro: in provincia di Vicenza 96 sportelli di Popolare di Vicenza e 18 di Veneto Banca (totale 114), a Treviso 77 di Veneto Banca e 54 di Popolare di Vicenza (totale 131), a Padova 32 della banca vicentina e 24 di quella della Marca (totale 56); a Venezia la somma di 24 e 26 fa 50, nel Veronese sommando 23 e 31 si hanno 54 sportelli totali. In sole cinque province del Veneto, dunque, si contano 405 sportelli, oltre un terzo del totale.

«Per questo chi parla di “una grande banca veneta”, chi sta vendendo la volontà di mantenere strategicamente una realtà radicata nel territorio – osserva Paolo Ghezzi – rischia di riempirsi la bocca ma di sottovalutare il contesto sociale: gli eventuali esuberi del personale emergerebbero in gran parte proprio in Veneto». Il taglio degli sportelli secondo le rappresentanze dei lavoratori si può fare, ma non solo in un’ottica di riduzione dei costi. «Se la banca perde i suoi presìdi sul territorio rischia di perdere la sua forza di penetrazione commerciale, creare disagi ai clienti e di non portare a casa attività commerciale, quindi di dover tagliare in un secondo momento ancora di più» afferma il sindacalista del Gruppo Banca Popolare di Vicenza. «Ci vuole invece un efficentamento complessivo e più innovazione di prodotto».

Una banca a due teste? Non può reggere

Il nodo dei “quartieri generali” nell’analisi di The Boston Consulting Group e Bernstein resta sullo sfondo. Secondo il sindacalista della Fiba-Cisl «lo studio guarda solo alla redditività ma dimentica i costi sociali della fusione. Oltre alle filiali, avremo un grosso problema con gli esuberi nelle due direzioni generali di Vicenza e Montebelluna dove complessivamente lavorano 2 mila dipendenti. Sono troppi e la somma fra le due comporterà di sicuro una riduzione pesante».

Venerdì la Popolare di Vicenza presenta il piano industriale ai sindacati

«Non possiamo stimare i posti di lavoro a rischio perché non abbiamo ancora visto il piano industriale di cui abbiamo letto le linee guida solo sui giornali – prosegue Ghezzi – Venerdì 8 maggio i vertici di Banca Popolare di Vicenza ce lo presenteranno. Speriamo di avere le risposte che cerchiamo e di rompere il silenzio assordante che è calato dopo le movimentate assemblee dei soci di aprile. Ma se è vero, come abbiamo letto sui giornali, che il nuovo piano tende a mantenere l’autonomia della banca, sarà davvero difficile tenervi fede, visto che lo stesso presidente Gianni Zonin ha detto di essere disponibile alla fusione con Veneto Banca».

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