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Operaestate: la cultura produce ricchezza (vera)

Pubblicato il 8 febbraio 2013 in Veneto, Vicenza

 

Con la cultura si può mangiare? In tempi di campagna elettorale come questi, si sente da più parti ripetere che l’Italia potrebbe vivere del suo turismo e della sua cultura, anche se nei fatti sono poche le proposte presenti nei programmi e nelle agende dei diversi schieramenti. Resta il fatto che di cultura si può campare e sempre più ricerche mettono in luce proprio il contributo che le manifestazioni culturali portano all’economia di un territorio. È il caso della ricerca condotta dalla Fondazione Fitzcarraldo di Torino, che ha misurato la ricaduta economica e socio-culturale del festival bassanese Operaestate sul territorio.

Operaestate Festival: volano da 1,93 milioni per l’economia di Bassano
Dati alla mano, si legge proprio ciò che si aspetterebbe: l’evento genera una economia addizionale diretta di circa 1,93 milioni di euro, mentre l’impatto economico stimabile totale (tra effetti diretti, indiretti e indotti), è calcolato tra i 2,7 e i 3,5 milioni di euro. Il tutto a fronte di un investimento complessivo di 951.350 euro: gli effetti economici diretti prodotti dal Festival sono stati più del doppio del valore investito e quelli totali si moltiplicano per 3,5.

La ricerca della fondazione Fitzcarraldo di Torino
Come è stata calcolata l’economia aggiuntiva generata dal festival? Il conteggio comprende i flussi di spesa derivanti dall’acquisto di beni, servizi, forniture e know-how per la realizzazione della manifestazione, e dalle spese sostenute sul territorio dai frequentatori del festival, oltre che dagli artisti e dagli operatori presenti durante l’evento. Nello specifico sono state rilevate e considerate le spese per alberghi / B&B, quelle relative a ristoranti e caffetterie, e le spese per lo shopping e il tempo libero.

Non solo economia: un investimento per la qualità della vita e l’immagine del territorio
Importante anche il contributo di Operaestate al miglioramento della qualità della vita della popolazione residente, al rafforzamento dell’immagine e dell’attrattività turistica, all’aumento dei consumi e delle pratiche culturali, all’incremento di know-how locale, al sostegno al capitale creativo e alla produzione artistica. Dall’analisi della ricerca condotta presso stakeholder e policy maker, artisti del territorio e operatori internazionali, si rileva come Operaestate venga percepito come un festival “glocal”, da un lato con una forte vocazione e attenzione al territorio, con il progetto diffuso nelle 40 “città palcoscenico” che vi aderiscono; dall’altro con la marcata attenzione per la contemporaneità e i nuovi linguaggi espressivi soprattutto nel teatro e nella danza. Una tensione che ha permesso a Operaestate di uscire dall’alveo ristretto della semplice attività spettacolare “di servizio”, per divenire luogo di produzione con un’apertura internazionale riconosciuta soprattutto in ambito europeo.

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