Accordo Regione-atenei: 197 "medici-studenti" pronti all'assunzione

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Forse non sarà la soluzione definitiva al problema della carenza di medici, ma l’accordo firmato stamattina dal presidente della regione del Veneto, Luca Zaia, dal rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, e da quello dell’Università di Verona, Pier Francesco Nocini, promette di colmare almeno temporaneamente la lacuna che rischiava di fermare la macchina della sanità regionale. L’intesa prevede che le Ulss e le aziende ospedaliere del Veneto potranno assumere i medici in formazione presso le scuole di specialità dei due atenei (iscritti all’ultimo anno del corso o al penultimo in caso di durata quinquennale).

Gli specializzandi degli atenei di Padova e Verona già assumibili sono 197. Le aziende e gli enti del Servizio Sanitario Regionale possono già procedere fino al 31 dicembre 2021 all’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato (che si trasformerà in indeterminato al conseguimento del diploma) di coloro che sono collocati in graduatoria. All’incontro di questa mattina a Palazzo Balbi erano presenti anche l’assessore regionale alla sanità, Manuela Lanzarin, e i presidenti delle Scuole di Medicina dei due atenei, Stefano Merigliano e Domenico De Leo.

«Con questa firma diamo una risposta alla carenza di medici nelle nostre corsie – dice Zaia – e, contemporaneamente, segniamo anche un cambiamento di cultura perché, grazie a questo accordo, l’accademia si diffonde nelle strutture sanitarie sul territorio. Il Veneto si conferma sempre in grado di dare non solo risposte ai suoi cittadini, ma anche di qualità; è veramente una giornata storica». Secondo Zaia i “medici studenti” «avranno unno stipendio di 2.300 euro mensili».

«L’impegno congiunto tra la Regione e le sue università è un patrimonio importante del Veneto che si è confermato anche in questa occasione – sottolinea il Rosario Rizzuto, rettore di Padova -. Il quadro normativo consente agli specializzandi avere un grado di autonomia da poter esprimere anche in ambienti diversi da quelli strettamente universitari. Si è potuti arrivare a questa firma grazie a quello che era già un patrimonio della nostra regione; molto di più che nel resto del Paese, la presenza degli specializzandi fuori dalle sedi formative principali in Veneto era già un processo in atto. Ora diventa sistema, uno strumento attraverso il quale garantiamo in maniera rigorosa la formazione degli specialisti futuri e contemporaneamente apriamo loro la conoscenza diretta di un servizio che ha la sua forza proprio nell’essere più vicino ai cittadini».

«Con questo provvedimento – aggiunge Pier Francesco Nocini, rettore di Verona – il Veneto di configura ancora una regione pilota perché possiamo fornire un modello anche ad altre regioni che potranno attingere dalle nostre esperienze. Gli specializzandi sono una nostra ricchezza, è un dovere conservarla anche dopo la fine del percorso formativo. Ora hanno l’opportunità di iniziare a cimentarsi sul territorio, continuando a restare sotto la guida dell’università ma misurandosi già sul campo, con una regolare assunzione nell’ambiente dove vedranno il futuro professionale. Il sogno del lavoro non svanisce e si concretizza».

«Nel nuovo patto per la salute è previsto che sia prorogata fino al 31 dicembre 2022 la possibilità di assumere gli specializzandi del quarto e quinto anno – conclude l’assessore Lanzarin – consentendo, inoltre, di coinvolgere gli iscritti ad un anno precedente. Questo significa che ai concorsi futuri potranno partecipare anche i frequentanti del terzo anno».

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