Festival del Futuro, nel 2020 arriva la fiera «Experience the Future»

Pubblicato il 18 Novembre 2019 in Innovazione, Verona

Alberto Mattiello  

Dalla digitalizzazione alla robotizzazione del mondo: è il prossimo cambiamento che la tecnologia imprimerà al mondo, generando come ogni trasformazione enormi opportunità ma anche grandi incognite e rischi. Si è concentrata su questo tema la seconda e ultima giornata della prima edizione del Festival del Futuro, promosso dalla piattaforma di studio e divulgazione scientifica Eccellenze d’Impresa, Harvard Business Review Italia e Gruppo editoriale Athesis, che si è chiusa a Verona il 17 novembre con oltre duemila presenze al centro congressi della Fiera di Verona.

Acceso il confronto di idee nella sessione “Il governo della digitalizzazione e il ruolo dell’università” con protagonisti Antonio Vetrò, Senior Fellow del Centro Nexa su Internet e Società, Andrea Granelli, Presidente Kanso, Carlo Blengino, Fellow del Centro Nexa su Internet e Società, e Alberto Mattiello, Comitato Scientifico Piccola Industria di Confindustria.

«Negli ultimi anni abbiamo digitalizzato tutto, la prossima fase è la robotica, che trasformerà il mondo – dice Alberto Mattiello -. Nei prossimi anni avremo una capacità di trasferire dati praticamente infinita, grazie al 5G, una praticamente infinita di elaborarli, grazie ai nuovi sistemi di computazione quantica, su questa piattaforma si innesteranno i software intelligenti, l’intelligenza artificiale che esiste da molti anni ma solo adesso ha le vere capacità di elaborare dati in grandissime quantità in tempo reale, ma poi soprattutto l’avvento del mondo robotico. Veniamo da anni di trasformazione digitale in cui abbiamo digitalizzato il mondo. Oggi la robotica, quindi i sistemi che possono agire all’interno del mondo in cui viviamo, sono la nuova frontiera di evoluzione».

«Per la tecnologia non basta l’ottimismo – replica Granelli -, l’uomo quando ha inventato la barca ha inventato anche il naufragio. Anche il digitale può sbagliare: l’errore non è casuale, ma è strutturale. L’auto a guida autonoma, ad esempio, ha molti rischi: il primo è che è molto facile da hackerare».

Per Carlo Blengino «dobbiamo governare e poter dire di no a una tecnologia. Immagino tre nuovi diritti fondamentali: il diritto alla disconnessione, il diritto all’inefficienza, perché l’efficienza totale della tecnologia porta a distorsioni. Infine il diritto alla “non augmentation”: un anziano deve poter dire al suo datore di lavoro che non vuole indossare un esoscheletro per compiere lavori fisici, ha il diritto di andare in pensione».

Da un altro panel ha dato la sua autorevole visione il fisico e imprenditore Federico Faggin, inventore del microchip e del touchscreen, scettico rispetto a una supposta onnipotenza della tecnologia: «L’etica non appartiene al computer ma all’uomo – ha detto Faggin -. Le macchine amplificano la nostra capacità meccanica, e dare loro il nostro potere significa darlo agli stessi che prendono infomazioni su di noi per farci dei soldi».

Tanti i temi discussi dai 19 «future maker» intervenuti: dalle risposte della sanità e della ricerca ai bisogni di una società sempre più anziana alle terapie non invasive per la cura dei tumori, dal futuro dell’economia e della finanza alle conquiste della scienza nei prossimi vent’anni.

Già si lavora alla seconda edizione, che si terrà dal 19 al 22 novembre 2020 con una formula ancora più ricca. Accanto alla parte scientifica sorgerà una vera e propria fiera internazionale dedicata alle nuove tecnologie organizzata in partnership con VeronaFiere. «Experience the future», questo il nome del progetto ideato in collaborazione con Blum, riunirà nei padiglioni del quartiere fieristico scaligero aziende innovative di ogni dimensione, startup, laboratori di ricerca e finanziatori permettendo a imprese, giovani talenti e cittadini di toccare con mano le tecnologie del futuro.



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