Meccanica, calo a Treviso e Padova. Ravagnan: «Spingere sul 4.0»

Pubblicato il 1 Ottobre 2019 in Economie, Padova, Pmi e Imprese, Treviso

 

A Padova e Treviso la produzione meccanica è in calo. Si punta il dito contro la crisi dell’auto, i dazi e la scarsa domanda. E il futuro non sembra dare segnali di miglioramento. Situazione calcolabile, dato che negli ultimi mesi il mercato globale era in netto calo, compresa la Germania, partner industriale e primo mercato.

Secondo i dati Istat, nel secondo trimestre 2019 la produzione aumenta su base annua di un contenuto 0,7% (dal 1,1%), con andamenti differenziati nei singoli comparti e flessione più marcata nei mezzi di trasporto. Nella media dei primi sei mesi la variazione è del 0,9%, in discesa rispetto allo stesso periodo 2018 (+1,9%). Anche per effetto di una scarsa domanda estera. Se l’export ha rappresentato a lungo un’alternativa valida alla debolezza della domanda interna, quel percorso oggi appare meno affidabile, come testimonia la comparsa del segno meno nel secondo trimestre: -3,0% (-1,5 nei primi sei mesi, rispetto alla crescita del 3,4 un anno fa), appesantito dalla caduta nei mercati extra-Ue (-5,7%), più contenuta in Europa (-0,7%). In terreno negativo anche la domanda interna (-0,2% dal +1,6), condizionata dal calo degli investimenti in macchine e attrezzature anche a causa della mancanza di chiarezza sull’operatività degli incentivi Industria 4.0. Ritmo costante per l’occupazione, pari al +0,9%, stessa variazione nel primo semestre, a velocità dimezzata rispetto al 2018 (+1,8).

Peggiora il clima di fiducia degli imprenditori metalmeccanici a fronte di rischi al ribasso per l’economia, legati al deterioramento delle condizioni esterne – calo del commercio globale, dazi Usa, Germania in panne, rischio hard-Brexit – e al quadro ancora incerto di politica economica. Il 27,4% prevede un aumento della produzione nella seconda parte dell’anno (era il 35,8% un anno fa), il 15,9% una contrazione. In frenata anche le attese sugli ordini esteri, in aumento per il 34,4%, giù per il 19,2% (14,5 un anno fa). La quota di chi diminuirà gli investimenti (21,1%) è pressoché la stessa di chi li prevede in aumento (21,7%), il 57,2% dichiara stazionarietà, forse in attesa che si conoscano misure e contenuti della Legge di bilancio 2020.

È il risultato dell’Indagine sulla Congiuntura dell’Industria metalmeccanica realizzata da Assindustria Venetocentro, in collaborazione con Fondazione Nord Est, su un campione di 237 aziende delle province di Padova e Treviso, per far conoscere il peso e l’andamento del settore, consolidando così la consapevolezza del valore prodotto dalla nostra industria e dei valori diffusi dalle imprese.

«La metalmeccanica è il motore manifatturiero ma siamo entrati in una fase di stagnazione – spiega Mario Ravagnan, vicepresidente di Assindustria Venetocentro e presidente del Gruppo Metalmeccanico -. L’instabilità e la mancanza di fiducia sul sistema politico e le scelte di politica industriale del nostro Paese hanno creato e continuano a creare immobilismo e stagnazione. Ora bisogna andare al punto vero per la crescita e concentrare ogni spazio disponibile di spesa per un abbattimento permanente e strutturale del cuneo fiscale a favore dei lavoratori e delle imprese, e un grande piano pluriennale di investimenti sulla formazione e l’innovazione per completare non solo il rinnovamento delle macchine ma quello decisivo delle nuove competenze del lavoro. Non possiamo più permetterci scarsa competitività e scarsa competenza. E nemmeno nuove tasse. Al governo – conclude Ravagnan – chiediamo di abbandonare l’intermittenza con cui si è operato fino ad oggi e di adottare una logica di pianificazione nel medio-lungo termine, certezza e stabilità di norme e visione globale, a cominciare da un pacchetto strutturale nel 2020 di provvedimenti in materia 4.0, così che le Pmi possano pianificare strategie ed investimenti senza incertezze, con orizzonte temporale lungo».



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