Pane nei supermercati, vittoria degli artigiani contro la grande distribuzione

Pubblicato il 20 Settembre 2019 in Commercio, Pmi e Imprese, Veneto

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Panificatori 1, grande distribuzione 0. Nella “partita” del contenzioso sul ritiro obbligatorio del pane invenduto a fine giornata, a fischiare in favore degli artigiani dell’arte bianca è l’Antitrust, secondo cui i panificatori artigiani non saranno più obbligati a ritirare, a fine giornata, il pane fresco rimasto invenduto sugli scaffali dei supermercati da loro riforniti. A rendere nota la decisione è Confartigianato Veneto. Nella regione sono oltre 1500 i panificatori, che danno lavoro a 7.162 addetti. In Italia i panificatori artigiani sono circa 23 mila.

La questione nasce dall’obbligo di reso del pane fresco rimasto invenduto, un’imposizione nei confronti dei panificatori artigiani, costretti a portare via a fine giornata l’intera quantità di prodotto rimasto sugli scaffali, restituendo all’acquirente il prezzo corrisposto per l’acquisto. Una pratica giudicata però illecita dall’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, che ha già comminato sanzioni per 680 mila euro ad alcuni colossi della grande distribuzione organizzata (Coop Italia, Conad, Esselunga, Eurospin, Auchan e Carrefour).

Secondo l’Antitrust, «la condotta contestata consisteva nell’imposizione, ai propri fornitori di pane fresco, dell’obbligo di ritirare e smaltire a proprie spese l’intero quantitativo di prodotto invenduto a fine giornata. La differenza di valore tra il pane consegnato a inizio giornata e quello reso a fine giornata veniva poi riaccreditata al compratore della GDO sugli acquisti successivi. La pratica si inquadrava in una situazione di significativo squilibrio contrattuale tra le catene della GDO e le imprese di panificazione, artigiane con pochi dipendenti. In tale contesto, l’obbligo di ritiro dell’invenduto rappresentava una condizione contrattuale posta a esclusivo vantaggio delle catene della grande distribuzione e determinava un indebito trasferimento sul contraente più debole del rischio commerciale di non riuscire a vendere il quantitativo di pane ordinato e acquistato. La prassi descritta costringeva i panificatori a farsi carico, oltre che del ritiro della merce, anche del suo smaltimento quale “rifiuto” alimentare, in quanto la normativa vigente impedisce qualsiasi riutilizzo del pane invenduto a fini commerciali e persino la sua donazione a fini umanitari con un elevatissimo spreco di prodotto».

Per Nicola Trentin, presidente regionale dei panificatori di Confartigianato, si tratta di «una vittoria importante dei piccoli artigiani nei confronti dei giganti del commercio. Quella appena giudicata illecita dall’Antitrust è solo una delle tante pratiche vessatorie che minano il lavoro e lo sviluppo dei piccoli artigiani panificatori: un assurdo obbligo di reso che costringeva anche le nostre micro e piccole realtà liguri a farsi ingiustamente carico del ritiro e dello smaltimento, nonché dei relativi costi. Ci auguriamo solo che i ricorsi intrapresi dalle grandi strutture non portino a una vanificazione della pronuncia dell’Antitrust».



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