Export manifatturiero veneto tocca i 31 miliardi, +33% in un decennio

Pubblicato il 16 Settembre 2019 in Commercio, Pmi e Imprese, Veneto

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L’export manifatturiero veneto continua la sua crescita e tocca i 31 miliardi di euro nel primo semestre del 2019: 10 miliardi in più (+33%) in un decennio. I dati emergono dall’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato Veneto Imprese degli ultimi dati Istat sulle esportazioni.

Il report mette in evidenza come tra gennaio e giugno del 2009, la manifattura veneta avesse esportato nel mondo 21 miliardi 358 milioni di euro divenuti 31 miliardi 196 milioni nello stesso periodo del 2019. Un risultato che conferma il Veneto come terza potenza esportatrice dietro a Lombardia ed Emilia Romagna con un peso del 13,7% sulle esportazioni totali italiane. Produzioni che per il 61,6% sono destinate a paesi della Ue28. La Germania è saldamente in testa con oltre 4 miliardi (+1,3% rispetto al primo sem 2018) seguita da Francia (3,4 miliardi e +5,5%), Inghilterra (1,8 miliardi e +7,8%) e Spagna (1,6 miliardi).

Cresce anche, un po’ meno, l’extra Ue +1,9% con gli Stati Uniti sempre prima destinazione delle merci venete con 2 miliardi e 688 milioni ed in ottima crescita rispetto allo stesso periodo del 2018 +8,9%. Preoccupano Cina e Turchia (terzo e quinto nella classifica dei Paesi di destinazione per volume) che assieme importano oltre 1 miliardi di euro e che, a causa di dazi e crisi economica, sono in forte calo rispetto al 2018 rispettivamente – 7,7%, -17,1%. Bene, in termini percentuali, il Canada, gli Emirati Arabi Uniti e l’India. Infine nel focus sullo scambio commerciale con Inghilterra e Germania, sotto i riflettori il primo per la Brexit ed il secondo per la contrazione dell’economia in atto (fenomeni che potrebbero impattare in modo negativo sulle performances), non sembrano esserci per ora particolari effetti negativi.

«Un risultato davvero eccezionale», commenta Agostino Bonomo, Presidente regionale Veneto di Confartigianato che aggiunge: «Un miliardo in più all’anno, equamente distribuito tra il primo e secondo trimestre, è un segnale di progressione strutturale e duratura che va oltre le turbolenze nei paesi emergenti, il rallentamento dell’economia tedesca, il protezionismo, i dazi e la Brexit. Ruolo determinante delle piccole e micro imprese in questo risultato – sottolinea – confermato dall’andamento più che positivo dei settori manufatturieri a maggiore concentrazione di Mpi». «Proseguire nei processi di internazionalizzazione e difendere il valore del Made in Italy – conclude Bonomo – è il binomio per sostenere le Mpi. In un mondo in cui i rischi aumentano è fondamentale non arrendersi e andare a intercettare la crescita laddove proverrà, continuando a investire su ciò che da sempre sappiamo fare bene: esportare e internazionalizzarci. Noi siamo pronti a fare la nostra parte al fianco delle imprese, soprattutto le più piccole».



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