Dazi Usa, allarme per l’agroalimentare. Zaia: «Governo batta un colpo»

Pubblicato il 30 Settembre 2019 in Commercio, Regione, Veneto

Agroalimentare  

Con i dazi Usa, una scure da 7 miliardi di euro che Donald Trump vuole imporre sui prodotti europei, sono «in serio pericolo posti di lavoro, imprese, famiglie di interi territori» italiani. A dare l’allarme è la ministra per l’Agricoltura, Teresa Bellanova, secondo la quale il nostro agroalimentare «ha già pagato 1 miliardo di euro a causa dell’embargo russo. Se fosse penalizzato sul mercato americano e con la Brexit ancora incerta, si aprirebbe una fase di complessità che va anticipata con ogni mezzo». Bellanova ricorda che gli Usa sono “il mercato di sbocco” più importante per i nostri vini e per produzioni di qualità.

Proprio per questo il Veneto, con le sue 160.000 imprese per un valore di 6 miliardi di euro, è una delle regioni che rischiano di pagare il prezzo più alto. «Il Governo, se c’è, batta un colpo»: intervenendo sul tema dazi anche il presidente della Regione Luca Zaia invoca un intervento immediato da parte dell’Esecutivo. «A farne le spese saranno quella vera nostra superpotenza che sono i prodotti tipici – afferma Zaia -. Il Veneto vanta 350 prodotti tipici, solo nei formaggi le Dop sono 8, tra i quali c’è la corazzata del Grana Padano che domina tutti i mercati mondiali. In questo contesto emerge che il valore aggiunto della nostra agricoltura è proprio la tipicità agroalimentare, un mondo dall’indotto importante fra cui il turismo coi suoi 18 miliardi di fatturato. Perché l’equazione è classica: non si sceglie per fare turismo dove si beve e si mangia male. Questi dazi aggiungono ulteriori difficoltà e richiedono una chiara presa di posizione da parte dell’Esecutivo».

«In tutto questo contesto si aggiunge – conclude il Governatore – il già affermato mercato dei prodotti non italiani ma venduti come tali (il cosiddetto Italian sounding) che vale 120 miliardi di euro sui mercati mondiali e che aumenterà sempre di più, soprattutto in mercati come quello americano dove, per i nostri produttori, esportare diventerà sempre più problematico. Le nostre aziende sono in difficoltà, non potranno sopportare questi dazi. È impensabile che si mettano rischio scambi reciproci con un paese amico, mi auguro che Roma prenda in mano questo dossier quanto prima».

Andrea Fasulo



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