Agricoltura: biodistretto di Amatrice, il progetto è padovano

Pubblicato il 18 Settembre 2019 in Padova, Pmi e Imprese

 

Partire dall’agricoltura biologica per costruire un ambiente ecologico, che possa essere occasione di rinascita e riscatto per molti territori e persone. È il progetto del biodistretto della Conca di Amatrice, che a tre anni dal terremoto sceglie di ricominciare in modo naturale e sostenibile.

Presentato a luglio scorso a Roma e ad Amatrice, il progetto porta la firma del padovano Marco Santori, impegnato da anni in progetti di microcredito con Etimos Foundation di cui è presidente, che si occupa di finanza etica ed economia sociale, finanza per lo sviluppo e microcredito. Santori vuole esportare modello di Amatrice anche nella sua regione, il Veneto: il bellunese è stato scelto come prima tappa, dove si sta lavorando al biodistretto delle Dolomiti.

Il biodistretto allargato ha l’obiettivo di contribuire alla rinascita economica della conca di Amatrice, partendo dalle 14 aziende agricole del territorio che aderiscono a un’associazione e un’impresa sociale nate grazie alla collaborazione tra il comitato originario, Alce Nero e Legambiente.

Santori sottolinea l’impegno degli agricoltori abruzzesi che «soltanto grazie alla loro tenacia e al coraggio con i quali hanno continuato ad arare e seminare durante le scosse, siamo riusciti commercializzare i primi prodotti ottenuti dalle coltivazioni bio. Il progetto è nato per solidarietà ai contadini messi in ginocchio dal terremoto, ora prosegue con successo perché i loro prodotti sono ottimi e vendono a prescindere dal fatto che provengono da una zona martoriata”.

“L’area di Amatrice – sottolinea Luca Di Carlo, segretario della commissione Agricoltura della Camera – ha una vocazione al biologico perché si lega alla sua tradizione e alla sua cultura. Poiché i prodotti di queste terre non sono soltanto genuini ma sono anche buoni al palato, è naturale che i consumatori premieranno Amatrice Terra Viva dando a questo consorzio un profitto economico che non va affatto lasciato da parte. D’altra parte l’idea del bio-distretto è la migliore risposta alla lentezza della ricostruzione”.



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