Autonomia, ecco quanto vale: per il Veneto bilancio in crescita di 3,3 miliardi

Pubblicato il 15 Luglio 2019 in Pmi e Imprese, Veneto

 

L’applicazione del regionalismo differenziato a seguito della richiesta di maggiore autonomia comporterebbe per il Veneto un incremento dei bilanci di 3,3 miliardi. Sarebbero invece di 6,4 miliardi i benefici per la Lombardia, e solo 136 milioni per l’Emilia Romagna. Il dato emerge dal settimo rapporto dell’Osservatorio economico delle tre Cna regionali, dedicato quest’anno al tema dell’autonomia differenziata e presentato nella sede del Consiglio regionale del Veneto, a Venezia, alla presenza del Presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, e di quello di CNA Veneto, Alessandro Conte.

Autonomia come “stimolo alla crescita economica”

Per CNA Veneto, alla luce del Rapporto, l’autonomia che le tre Regioni stanno contrattando con il governo «deve costituire una leva inedita per stimolare la crescita economica e aumentare il livello di competitività delle imprese. In quest’ottica, l’autonomia diventa uno strumento al servizio delle Regioni per intervenire in maniera mirata e più incisiva sul gap infrastrutturale che penalizza le imprese, per incrementare l’attuale esigua dotazione di risorse per investimenti e sviluppo economico, per sostenere l’economia produttiva nei necessari percorsi di innovazione».

Secondo il rapporto, nel 2017 le spese finali del complesso delle tre regioni ammontavano a 46,1 miliardi. A seguito dell’attuazione della maggiore autonomia, la crescita sarebbe del 22% e gli effetti sarebbero apprezzabili soprattutto in Lombardia (+27%) e Veneto (+29%), mentre in Emilia Romagna non si avrebbe un significativo aumento del bilancio, poiché gran parte delle richieste sono collegate alla regionalizzazione dei trasferimenti statali.

Non sono invece stimabili, sempre secondo lo studio, i risparmi di spesa derivanti da una migliore gestione delle risorse pubbliche rispetto allo Stato, anche se qualche indicazione sui benefici per l’economia locale può essere desunta da uno studio della Fondazione per la Sussidiarietà: tale ricerca, effettuata su 30 Paesi europei, ha dimostrato come un aumento del 10% del grado del decentramento della spesa pubblica stimoli una crescita del Pil procapite dello 0,64%.

Il confronto con le regioni autonome europee

Il report compara le performance di Veneto-Lombardia-Emilia Romagna con i più avanzati distretti europei a statuto federalista: i lander tedeschi Baden-Württemberg, Baviera e NordReno-Vestfalia; la Catalogna, i Paesi Baschi e la Comunità Valenciana. Dal confronto emerge che le regioni italiane, a statuto ordinario, sono tra le prime del continente per valore dell’export – e il “made in Veneto” conquista il podio in 54 degli 88 prodotti del paniere contribuendo al Pil nella misura del 38% – ma diventano fanalino di coda per investimenti in favore della crescita. A farne le spese, in particolare, i budget destinati alle aziende e alla ricerca scientifica.

La dimensione dei bilanci regionali di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia in rapporto al Pil si colloca su livelli significativamente inferiori rispetto alla spesa media del complesso delle regioni: nel 2017 il rapporto spesa/Pil del Veneto è del 31% inferiore rispetto alla media nazionale, in Emilia Romagna 35% inferiore e in Lombardia 39% inferiore, e occupano le ultime tre posizioni della graduatoria nazionale. A fronte di una media del 39,1% sul Pil, nel 2016 la spesa finale dell’operatore pubblico in Lombardia ammonta al 29,9%, in Veneto e in Emilia Romagna rispettivamente al 31,9% e al 32,5%, con le prime tre posizioni occupate da Calabria (59,3%), Molise (57,2%) e Sardegna (56,2%).

Il presidente del Consiglio Regionale Roberto Ciambetti ha ricordato che nel Rapporto vi sono «dati emblematici che da soli basterebbero a smentire quell’insieme di stereotipi e banalità con le quali troppo spesso si parla con vasta ignoranza del processo autonomista in Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Egoismo, radicato provincialismo, scarsa lungimiranza e ottusa visione degli scenari contemporanei, sono preconcetti a cui si ricorre con eccessiva disinvoltura soprattutto quando non si vuole guardare in faccia la realtà e affrontare un esame approfondito come quello che la Cna oggi presenta con dati sui quali occorre riflettere».



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