Lavoro in nero, il Veneto è la regione più virtuosa (in un quadro nazionale sconfortante)

Pubblicato il 17 Giugno 2019 in Veneto

 

Il lavoro in nero? Ha poco spazio sotto il leone di San Marco. Tanto che secondo le stime di Assolavoro – va detto riferite al 2016 – il Veneto capeggia la classifica del lavoro emerso: 8,9 lavoratori irregolari su 100. Meglio di Bolzano, 9,1%, Emilia Romagna, 10%. Per onore di cronaca chiude la classifica la Campania, col 20,1%. Un ottimo risultato nonostante il quadro nazionale sia tutt’altro che positivo. «I lavoratori completamente in nero individuati a seguito di attività ispettiva dal 2014 al 2018 sono 294mila. Per loro, dopo i controlli e le sanzioni irrogate a chi li sfruttava, mancano politiche e misure per accompagnarli verso percorsi di occupazione legale e tutelata. Su questo fronte occorre intervenire e le Agenzie per il Lavoro sono disponibili a fare la propria parte per favorire il buon esito di una politica attiva dedicata all’emersione». Così Alessandro Ramazza, presidente di Assolavoro, a margine dell’Assemblea Pubblica dell’Associazione Nazionale delle Agenzie per il Lavoro dal titolo «Fondata sul Lavoro. Legale» che si è tenuta  a Roma, a Palazzo Montemartini. È questo peraltro, solo un pezzo, seppure molto rilevante, di un fenomeno vastissimo qual è quello del lavoro irregolare, con danni per tutti. Per le persone: si stima siano oltre 3 milioni gli occupati in maniera irregolare, che non hanno tutele, diritti e retribuzione previsti dalla legge e che rischiano di rimanere dentro un sistema di sfruttamento con tutte le conseguenze intuibili sul piano professionale e personale.

Per la comunità: secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze nel 2016 il mancato gettito connesso all’utilizzo di forme di lavoro non regolari è stato dell’ordine di 16,5 miliardi di euro tra imposte dirette e contributi evasi, mentre il mancato gettito dell’Iva, dell’Irpef da lavoro autonomo e delle imposte sul reddito di impresa, ha comportato un ulteriore ammanco di oltre 70 miliardi di euro. Per le imprese sane: che vedono così praticare ai propri danni concorrenza sleale da parte di chi sfrutta i lavoratori.



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