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Tav veneta “dimenticata” dal piano Fs: insorgono industriali e artigiani

Pubblicato il 15 Maggio 2019 in Infrastrutture, Padova, Veneto, Verona, Vicenza

Frecciarossa  

La Tav veneta sparisce dal piano industriale delle Fs e insorgono industriali e artigiani per quelli che definiscono uno schiaffo al Nordest che produce. Tutto nasce dalla lettura del piano industriale 2019-2023 delle Ferrovie dello Stato, presentato nei giorni scorsi alla presenza del presidente del Consiglio Conte e dei ministri delle Infrastrutture Toninelli e dell’Economia Tria. Tra 58 miliardi di investimenti e migliaia di assunzioni previste, per completare l’alta capacità ferroviaria tra Milano e Venezia mancano oltre 2 miliardi di euro.

Secondo i conti diffusi da Confartigianato Veneto, per l’alta velocità Brescia-Padova risultano attualmente finanziati il tratto tra Brescia e Verona con 5 miliardi, il nodo di Verona Ovest con 377 milioni e il nodo di Verona Est con altri 380. Il segmento da Verona a Vicenza richiede invece 2,713 miliardi, ma finora è coperto solo per 983,94 milioni, per cui ne servono ulteriori 1.729,06. E parziale anche il finanziamento per l’attraversamento di Vicenza: su un conto totale di 805 milioni, ce ne sono 148,97 e ne mancano 656,03. La prosecuzione da Vicenza a Padova non è stata finanziata né progettata, anche se la stima è di 1,316 miliardi.

«Mancano all’appello infatti almeno 1,7 miliardi per arrivare concretamente da Brescia a Vicenza – denuncia Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto -. Siamo imprenditori vocati più al bicchiere mezzo pieno che a quello mezzo vuoto. Ma, in materia di infrastrutture, non esiste la mezza misura. O un ponte c’è oppure no, mezza autostrada o mezza Tav sono inutili se la loro conclusione è prevista tra vent’anni. In questo modo si rischia solo di incrementare il volume delle incompiute di questo Paese».

«Ci vorranno ancora 9 anni per avere Vicenza collegata alla linea ad Alta Velocità, come ha dichiarato lo stesso amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato – rincara Bonomi -, una tempistica che dà per scontato che, a Venezia arrivi dopo il 2030, più probabilmente, di questo passo, verso il 2040, sempre che si trovino i soldi che mancano».

Anche Massimo Finco, presidente di Assindustria Venetocentro, interviene sul caso: «È solo l’ultima di una serie di scelte, indifferente alle ragioni delle istituzioni locali, inaffidabile rispetto ad impegni già assunti dalle stesse Fs, mortificante nei confronti di migliaia di imprese di quest’area che produce il 40% del valore aggiunto manifatturiero del Veneto – spiega il rappresentante degli industriali padovani e trevigiani -. Scelte come i 9 anni (almeno) necessari per l’alta velocità fino a Vicenza, come l’inopinato voltafaccia sul raddoppio del binario di Interporto verso la stazione, già iscritto in un precedente accordo con Rete Ferroviaria Italiana, indispensabile per supportare la crescita dei traffici e valorizzare l’investimento milionario nelle nuove gru a portale, o quello sul potenziamento dell’attuale stazione Padova centrale, derubricato a nulla di fatto. Un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Veneto centrale, delle sue imprese, dei suoi occupati».



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