Aziende e ricerca a «Innovation Talks», con Unismart matrimonio stretto a NordEst

Pubblicato il 19 Marzo 2019 in Innovazione, Padova

 

C’è il brevetto sulla separazione di silicio e vetro che punta a riutilizzare i pannelli fotovoltaici dismessi (e sono sempre più, dopo il boom di installazioni causa incentivi statali). Un altro affina il servizio online – in cui tutti siamo incappati – che cerca di farci dimostrare di essere uomini, e non macchine, davanti ai pc. Esempi di collegamenti concreti fra ricerca e aziende. Perché il filo conduttore degli Innovation Talks è stato proprio questo: dimostrare come l’Università di Padova, attraverso la società controllata Unismart, stia facendo della terza missione e del trasferimento tecnologico un mantra. Quel «matrimonio» fra chi pensa – in laboratorio ma non solo – al futuro e chi poi deve scaricare a terra quell’innovazione, rendendola concreta.

Unismart è stata al centro del discorso: una scommessa vinta per l’Ateneo patavino. «È una vetrina verso il territorio delle nostre attività di ricerca» spiega il prorettore al trasferimento tecnologico Fabrizio Dughiero. E i risultati si vedono: dal settembre 2016 ad oggi «siamo riusciti a licenziare 4 brevetti, tre di questi con una società americana, abbiamo una comunità di aziende che si aggira attorno alle 70 unità, anche internazionali – conferma Dughiero – e almeno la metà dei nostri dipartimenti (sono 32 ndr) ha stipulato contratti di ricerca con imprese». E Stefano Carosio, direttore generale di Unismart, rimarca: «La nostra è un’unicità sul panorama italiano: un azienda fra le aziende, interamente partecipata da un Ateneo che è eccellenza sul campo (primo nella Valutazione della Qualità della Ricerca ndr) e con un territorio attorno dalle altissime potenzialità».

I protagonisti

Nel corso dell’incontro si è discusso «Quando l’errore diventa innovazione» con Massimiano Bucchi, professore di Sociologia della scienza (Università di Trento), e con Moreno Muffatto professore di Innovation & Entrepreneurship (Università di Padova). Altro tema è stato: «Il lavoro che serve: le persone nell’industria 4.0» discusso da Alberto Baban, presidente di Venetwork, Maria Raffaella Caprioglio, presidente di Umana, Martina Gianecchini, vicedirettrice dell’Osservatorio Professioni digitali dell’Università di Padova, e Annalisa Magone, presidente e ceo di Torino Nord Ovest. Il dibattito si è poi spostato su di un confronto fra modelli di trasferimento tecnologico, con i contributi di Stefano Carosio, direttore generale di Unismart, Anil Dave, responsabile dell’unità Innovation and Transfer of Technologies all’Agenzia spaziale italiana, Fabrizio Dughiero, prorettore al trasferimento tecnologico ed ai rapporti con le imprese dell’Università di Padova, Vincenzo Russi, ceo di e-Novia, Gianmarco Montanari, direttore generale dell’Istituto Italiano di tecnologia.

E proprio Montanari ha proposto la sua ricetta. «Cosa cerchiamo nelle iniziative dei nostri ricercatori per capire se potranno avere una ricaduta concreta sulle imprese? Le tre P fondamentali: people, perspiration e product. Le persone, che devono essere motivate e preparate. Perspiration, ovvero il sudore, la fatica: bisogna crederci, anche folli e crazy come diciamo noi. E ci deve essere il prodotto: scalabile, modulare, in grado di essere adottato direttamente dal mercato».

La chiusura è del Rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto. Che non è solo al vertice dell’ateneo, ma è anche un ricercatore biomedico di fama internazionale che tutt’ora, nonostante gli impegni, va in laboratorio almeno una volta a settimana. «Innovazione vera, radicale, rivoluzionaria: nuovi saperi inaspettati e l’interazione costante con il mondo produttivo, questi sono i pilastri del trasferimento tecnologico».



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