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Autonomia, dopo il Cdm la parola al Parlamento. I 5 stelle frenano

Pubblicato il 15 Febbraio 2019 in Regione, Veneto

Foto: Italia del Nord, photo by The author "NordNordWest/Wikipedia", original file on Wikipedia, CC-BY-SA-3.0-DE licence  

Sulle nuove autonomie regionali il governo si spacca. Il consiglio dei ministri di giovedì 14 febbraio ha preso atto delle intese raggiunte tra ministero degli Affari regionali e Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con il nulla osta del MEF per la parte di architettura finanziaria.

Ma al di là del passaggio importante, rivendicato da ministri governatori e leader leghisti, la strada per l’approvazione della riforma è in salita. Perché l’azionista di maggioranza del governo, il Movimento 5 stelle, punta a fare passare la discussione per il Parlamento. La strada della riforma incrocia il conflitto sempre meno sopito tra le due anime dell’esecutivo.

E i pentastellati, anche attraverso il freno a mano tirato dai suoi ministeri, tra cui quello della Salute che vedrebbe diminuito il suo potere di controllo sulla sanità delle regioni, si fanno portavoce del malcontento crescente del Sud, dove hanno la base elettorale più forte.

Un Mezzogiorno che – dai governatori agli intellettuali come Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari autore del pamphlet “La secessione dei ricchi” pubblicato gratuitamente online dall’editore Laterza – vede la devoluzione di risorse alle regioni del Nord come una secessione silenziosa che sottrarrà risorse al Sud agganciando un pezzo di Italia all’area tedesca e lasciando mezza penisola alla deriva.

In un dossier preparato dai gruppi parlamentari del M5S sulla proposta di intesa con le tre regioni si legge che «per il M5S, sempre in direzione del rispetto della Costituzione, ogni percorso di autonomia non può prescindere dalla prioritaria individuazione dei Lep (livelli essenziali delle prestazioni, ndr)» per evitare che «ci siano cittadini di serie A e di serie B».

La battaglia dunque, dopo il passaggio di ieri in consiglio dei ministri – che ha preso atto dell’intesa ma non l’ha approvata – si sposterà probabilmente in Parlamento, con modalità che saranno definite probabilmente in un prossimo vertice tra il premier Conte e i due vicepremier Salvini e Di Maio.

«Con un giorno di anticipo abbiamo concluso la fase tecnica sulle autonomie – ha commentato il ministro degli Affari regionali Erika Stefani -. Tutti i ministeri hanno dato un contributo. Accordo sull’impianto generale e chiusa la parte finanziaria con il via libera del Mef. Già questa settimana si riunisce il tavolo del governo sull’autonomia per formulare la proposta definitiva per le regioni e arrivare così alla firma delle intese. Naturalmente ci sarà il confronto con il parlamento».

Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il parlamento del M5S, spiega che «le Camere saranno coinvolte nell’iter» quando «ci sarà il testo finale».

Per il presidente della Regione Veneto Luca Zaia «si chiude la fase tecnica, una fase laboriosa, assolutamente impegnativa che ha visto le delegazioni confrontarsi su tutto. Adesso c’è un testo; contiene ancora alcune criticità per quanto riguarda l’ambiente, la sanità. le infrastrutture e la cultura ma è un testo che ora passa in mano alla politica. Il vero spartiacque adesso è tra la modernità o l’essere conservatori, tra la visione di un paese federale moderno e innovativo o di un paese che continua a pensare al centralismo e all’assistenzialismo».

Foto: Italia del Nord, photo by The author “NordNordWest/Wikipedia”, original file on Wikipedia, CC-BY-SA-3.0-DE licence



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