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Raddoppio Ires, la Cgil: «Mazzata da 7 milioni per la sanità veneta»

Pubblicato il 7 Gennaio 2019 in Fisco e consumi, Regione

medici  

Una mazzata per la sanità veneta dalla Legge di stabilità. È quella che arriverà, secondo la Fp Cgil regionale, dal raddoppio dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società che la manovra di bilancio approvata a fine 2018 ha deciso di portare dal 12 al 24% per il Terzo settore. Che poi sarebbe tutta l’economia non profit al cui interno c’è anche la sanità pubblica, secondo il sindacato. Per il segretario generale della Funzione pubblica Cgil del Veneto Daniele Giordano «l’intervento deciso nella Legge di stabilità appena approvata di raddoppiare il valore dell’Ires avrà un impatto sui bilanci degli enti assistenziali e ospedalieri pubblici del Veneto. Una mazzata da circa 7 milioni di euro di tasse in più che dovranno pagare le Ulss del Veneto le cui ricadute non potranno che essere sui cittadini e sui lavoratori».

Il sindacato entra anche nel dettaglio delle stime sulle ricadute per le nove aziende sanitarie regionali. Il conto sarebbe di 428.715 euro per la Ulss 1 Dolomiti, di 1 milione 508.997 euro per la Ulss 2 della Marca, di 1 milione 393.674 euro per la Ulss 3 Serenissima, di 250 mila euro per la Ulss 4 Veneto Orientale, di 224.236 euro per la Ulss 5 Polesana, di 1 milione 191.568 euro per la Ulss 5 Euganea, di 481.665 euro per la Ulss 7 Pedemontana, di 698.713 euro per la Ulss 8 Berica e infine di 1 milione 115.842 euro per la Ulss 9 Scaligera. Il conto totale, per la sanità veneta, sarebbe dunque di 7 milioni 293.410 euro.

Per la Fp Cgil quella del governo è una «scelta scellerata che colpisce la salute dei cittadini andando a penalizzare indiscriminatamente tutti ed in particolare quelle realtà come il Veneto che cercano di avere un sistema di assistenza pubblico di qualità». Il sindacato si dice pronto a ogni forma di lotta «per contrastare ogni ipotesi che veda la determinazione di questi risparmi non sostituendo i pensionamenti di medici e infermieri o tagliando i costi di qualche appalto con le inevitabili ricadute sui lavoratori che vi operano» e chiede alla giunta Zaia e alle forze politiche «una presa di posizione forte».



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