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Lavori “ibridi”, uno studio mette a confronto Millennials e over 50

Pubblicato il 7 dicembre 2018 in Cultura, Padova

 

Lo scontro generazionale tra Millennials e over 50 è vicino? Chi sono i più competitivi? Su queste tematiche si sono interrogati Paolo Gubitta, direttore scientifico dell’Osservatorio Professioni Digitali dell’Università di Padova, e Martina Gianecchini, vicedirettrice Osservatorio Professioni Digitali dell’Università di Padova, nella ricerca «Lavori ibridi in Veneto: risultati di una ricerca empirica», presentata il 7 dicembre a Palazzo Bo.

Lo studio – discusso con l’assessore all’istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan e con il direttore area capitale umano della Regione Veneto Nuccio Romano – ha indagato il fenomeno della polarizzazione del mercato del lavoro e il valore della laurea rispetto al diploma. La ricerca, realizzata dall’Osservatorio Professioni Digitali dell’Università di Padova in collaborazione con Veneto Lavoro, fornisce una panoramica su questa tematica attraverso una prima indagine che ha coinvolto 300 lavoratori veneti nati tra il 1965 e il 1992, che nel corso degli ultimi 11 mesi non hanno cambiato lavoro.

Attraverso l’analisi di competenze professionali, informatiche, digitali e sociali (o soft skills) – rilevate sia per quanto riguarda la frequenza che il grado di approfondimento con cui vengono richieste – ha ottenuto come risultato proprio la stima del livello di ibridazione dei lavoratori. Concentrandosi sui mestieri consolidati e sul contenuto del lavoro effettivamente svolto, è stato infatti comparato l’utilizzo delle diverse skills da parte di laureati e di soggetti con grado di istruzione inferiore.

I risultati della ricerca

Molti le risposte che lo studio sui lavori ibridi ha portato. Innanzitutto, le soft skills sono mediamente più richieste di tutte le altre. In un testa a testa tra Millennials e Over 50, i primi si posizionano al di sopra della media in quasi tutte le competenze, ad eccezione della capacità manageriale.

La seconda evidenza che questa ricerca porta con sé è che nelle posizioni lavorative a tempo indeterminato viene richiesta un’applicazione più frequente e più approfondita di tutte le skills, in comparazione con le mansioni a tempo determinato.

Infine, chi presenta un titolo di istruzione uguale o superiore alla laurea mette in campo queste stesse competenze con maggior frequenza e approfondimento rispetto a chi possiede un titolo inferiore. Insomma, l’utilizzo di competenze informatiche, digitali e sociali sembra andare di pari passo con un titolo di studio superiore, con un lavoro a tempo indeterminato e con l’essere un Millennial.



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