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India, il padovano Nunzio Martinello (Noonic) consulente per la Blockchain

Pubblicato il 16 ottobre 2018 in Innovazione, Padova

Nunzio Martinello  

Un ecosistema in crescita, in un Paese grande quanto un continente, che oggi si propone come terzo polo globale dell’innovazione. È l’India, dopo Stati Uniti e Cina, la patria di imprenditori visionari e di investitori coraggiosi. Noonic, startup padovana di consulenza strategica digitale che già nel 2011 aveva aperto la sua sede principale nel Paese asiatico, si propone come “ponte” per le startup italiane che vogliono fare il grande salto.

«Siamo inseriti da anni nell’ecosistema dell’innovazione indiano, e Bangalore dove siamo attivi dal 2013 è senza dubbio uno degli ecosistemi startup a più alto tasso di crescita e fra i più interessanti al mondo. Qui la parola “innovazione” non è solo uno slogan, la si incontra per strada tutti i giorni» spiega Nunzio Martinello, CEO di Noonic.

L’imprenditore digitale padovano sta lavorando nella capitale dello stato del Karkataka su due fronti: da un lato quello dell’education, per comunicare in modo corretto caratteristiche e potenzialità della Blockchain e sviluppando soluzioni per il business basate su questa tecnologia, rivolte al mercato locale indiano ma con un respiro internazionale; dall’altro lato c’è il fronte della ricerca e sviluppo su tecnologie cutting edge. Di recente Martinello è stato nominato advisor di Blockchain India, la piattaforma sorta a Bangalore per promuovere l’adozione della rivoluzionaria tecnologia da parte delle imprese del Paese asiatico. E sono diverse le aziende italiane che stanno contattando Noonic perché vogliono innovare i processi interni sfruttando le potenzialità delle tecnologie digitali.

«Unicorni» e venture capital: il caso Flipkart

Le statistiche più aggiornate sugli «unicorni», cioè delle startup che raggiungono una valutazione di mercato superiore a 1 miliardo di dollari, mostrano che alle spalle dei colossi statunitensi e cinesi emerge Flipkart, piattaforma di e-commerce con sede a Bangalore, che ha raggiunto una valutazione di 21 miliardi di dollari. Proprio nell’agosto 2018 si è completata l’acquisizione di Flipkart da parte di Walmart, la più grande catena della grande distribuzione organizzata al mondo (fonti: The India Startup Report 2018; CBInsights).

Secondo The India Startup Report 2018, gli investitori hanno immesso nell’ecosistema delle startup indiane qualcosa come 33,62 miliardi di dollari dal 2014 ad oggi. L’accelerazione è stata portentosa: quasi la metà di questa cifra è stata investita nel corso del 2017 (13,7 miliardi) e del primo trimestre del 2018 (2,26 miliardi).

Una guida per entrare nell’ecosistema indiano

«La città è davvero una grande area test a cielo aperto e nei quartieri centrali si nota come in ogni locale sia presente una nuova app in fase di market test, destinata al successo (o a scomparire) nel giro di pochi mesi – racconta Martinello –. Un buon ecosistema è dato soprattutto dalla community e dalla collaborazione fra i diversi attori: qui hanno aperto la propria sede alcuni tra i più grossi venture capital statunitensi, e i personaggi chiave si possono raggiungere con relativa facilità, anche perché sono decine gli eventi legati a startup e tecnologia in calendario ogni giorno. Da parte di tutti c’è la disponibilità anche solo per una chiacchierata conoscitiva. Altro punto di forza ben noto è il grande bacino di competenze, informatiche e non solo, che si trova nelle metropoli indiane, a costi contenuti».

Un sistema aperto e in promettente evoluzione, quindi, ma che ha le sue regole scritte e non scritte. Per questo una guida è utile per fare centro: «Per tanti in Italia l’India è un mistero – spiega Martinello –. Noi aiutiamo ad attraversare il confine non solo geografico, ma anche culturale che divide le buone intenzioni dalla possibilità di avviare un business in grado di fruttare. Con il team di Noonic ci offriamo come consulenti per chi voglia confrontarsi con il mercato indiano. Abbiamo la possibilità di garantire un alloggio, ospitalità e servizi alle startup italiane interessate a mettersi in gioco in questo mercato entusiasmante».

Martinello quel “ponte” virtuale fra due continenti lo ha attraversato per la prima volta nel 2011, a 22 anni, quando con i soci Nicola Possagnolo e Sebastiano Favaro aprirono la loro prima startup in India, arrivando in breve tempo ad assumere 16 programmatori a Bangalore. Poi, il reshoring verso l’Italia, con l’inaugurazione della nuova sede a Padova nel 2016. «Ma il legame non si è mai spezzato – conclude Martinello –, e l’esperienza maturata può essere un prezioso supporto ad altri innovatori attratti dalle opportunità di un Paese in cui l’attitudine imprenditoriale e la voglia di mettersi in gioco sono più diffuse che nella vecchia Europa».

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