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Refosco (Cisl): «Abolire bonus Renzi danneggia un milione di veneti»

Pubblicato il 5 settembre 2018 in Fisco e consumi, Lavoro, Veneto

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Destinare le risorse del cosiddetto bonus Renzi di 80 euro al finanziamento del reddito di cittadinanza? Quella ventilata dal governo giallo-verde in vista della legge di stabilità non è una buona idea, secondo il segretario della Cisl veneta Gianfranco Refosco. Il taglio del bonus Irpef, introdotto dal governo Renzi nel 2014, per il sindacalista altro non sarebbe che «un taglio salariale per oltre un milione di lavoratori veneti a basso reddito. Buona parte dei 900 milioni di euro pagati con il bonus – spiega Refosco – saranno trasferiti in altre aree del Paese, senza risolvere i problemi dei poveri e dei disoccupati».

Ai dipendenti 900 milioni l’anno

Il segretario Cisl snocciola i dati dell’Agenzia delle Entrate relativi al 2016. «Nella nostra regione il bonus viene infatti percepito dal 57% dei lavoratori dipendenti – spiega –. Si tratta di circa un milione 100 mila contribuenti che beneficiano di questo intervento o in modo completo (960 euro) o ridotto (in proporzione al reddito). Complessivamente nelle tasche di questi lavoratori arriva poco più di 900 milioni di euro netti (media 830 euro pro capite). Si può stimare quindi che dal 2014 alla fine dell’anno in corso, il bonus abbia distribuito nella nostra regione 3 miliardi e mezzo di euro a favore dei lavoratori a basso reddito».

Oltre al taglio di reddito derivante dall’abolizione della misura, un ulteriore danno secondo Refosco sarebbe dato dal «trasferimento di buona parte del finanziamento, finora andato in consumi o risparmio locale, verso altre aree d’Italia».

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