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Metalmeccanica di Padova e Treviso, produzione +3,1% in aprile-giugno

Pubblicato il 26 settembre 2018 in Padova, Pmi e Imprese, Treviso

Mario Ravagnan e Antonella Candiotto  

Prosegue la fase espansiva dell’industria metalmeccanica di Padova e Treviso, con un incremento su base annua del 3,1% nel secondo trimestre del 2018 (Treviso +3,2%, Padova +3,0%). Nella media del primo semestre la variazione è del 1,9%, ancora positiva ma meno tonica rispetto alla seconda parte del 2017 (+5,8%). È il quadro che emerge dall’Indagine sulla Congiuntura dell’Industria metalmeccanica realizzata da Assindustria Venetocentro in collaborazione con Fondazione Nord Est su un campione di 225 aziende delle province di Padova e Treviso.

Incertezze sulla legge di bilancio

«L’industria, e la metalmeccanica in particolare è il pilastro dell’economia italiana e veneta – dichiara Mario Ravagnan, vicepresidente di Assindustria Venetocentro e presidente del Gruppo Metalmeccanico di AVC per Padova – ma da sola non può farcela, a fronte di un mondo che corre. Mettere al centro impresa e lavoro è l’unica strada per generare crescita, reddito e occupazione e poter pagare così anche pensioni, debito, welfare. Dopo il discutibile passo-d’avvio del decreto dignità, la manovra sarà il banco di prova del governo. Non è più tempo di bandiere elettorali ma di realismo e di una chiara e forte visione di politica industriale. Una strategia di medio termine basata su investimenti pubblici e privati, riduzione del cuneo fiscale e detassazione per aumentare produttività e salari, infrastrutture, di cui il Nord ha un bisogno vitale. Non smontando quanto di buono è stato fatto, come Industria 4.0, per dare certezze e fiducia, competitività e crescita occupazionale e tenere sotto controllo i conti pubblici. E questa non è l’aspettativa di una categoria ma l’interesse del Paese».

«Più impresa, più lavoro, lo slogan di Federmeccanica bene si accompagna ai dati del nostro territorio dove la metalmeccanica è driver industriale e di innovazione. Un ‘tesoro’ da mantenere, senza nostalgie del passato o passi indietro – aggiunge Antonella Candiotto, vicepresidente di Assindustria Venetocentro e Presidente del Gruppo Metalmeccanico di AVC per Treviso –. Vi è un rallentamento congiunturale, pur previsto, e questo ci impone un impegno se possibile ancora più intenso per essere sempre vincenti, soprattutto nei mercati esteri. È in corso la sfida del 4.0, dove è essenziale la formazione dei nostri collaboratori, che il nostro contratto nazionale di lavoro già prevede tra i contenuti fondamentali nelle relazioni industriali e dove le imprese stanno investendo con convinzione. Occorre continuare e far diventare le nostre aziende sempre più attrattive per comunicare al meglio il patrimonio rappresentato dall’industria metalmeccanica italiana e veneta e per coinvolgere nuovo capitale umano, risorsa primaria della competitività e del successo del metalmeccanico di Treviso e Padova».

Metalmeccanica, si conferma il traino dell’export

Si conferma tra aprile e giugno, nelle industrie metalmeccaniche di Padova e Treviso, il traino delle vendite all’estero, con un aumento tendenziale del 5,3% per l’export della filiera meccanica (macchinari e attrezzature, metallurgia e prodotti in metallo), spinto dall’exploit nei mercati extra-Ue (+10,3%). Positive anche le vendite in Europa (+2,4%).

Prosegue e si consolida anche il recupero della domanda interna (+6,1%), che secondo la ricerca di Confindustria Venetocentro testimonia il funzionamento della cinghia di trasmissione di super e iperammortamento per gli investimenti in macchine e tecnologie 4.0. Ancora promettente la dinamica su base annua degli ordinativi all’industria metalmeccanica (+5,6% nel trimestre), che si attesta al 4,7% fra gennaio e giugno, in frenata rispetto al secondo semestre 2017 (9,9%). Prosegue il recupero dell’occupazione, pari al 2,4% (+1,8% nel semestre), ma l’incertezza nell’applicazione delle nuove e più stringenti regole sui rapporti di lavoro, temporanei e stabili, proietta ombre sui prossimi mesi.

Le previsioni degli imprenditori intervistati però sono orientate a una crescita bassa e a una politica economica incerta, con tassi di interesse in aumento. Il 35,8% prevede un aumento della produzione nei prossimi sei mesi, in calo dal 42,6% nella rilevazione precedente; il 36,7% ordini esteri in salita (dal 45,5%). Un quarto delle imprese (23,9%, dal 32,1%) aumenterà gli investimenti, il 58,2% dichiara stazionarietà, forse in attesa delle misure di politica economica della prossima legge di bilancio.

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