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Fondi UE per la ricerca, gli atenei veneti (grazie a Padova) in vetta

Pubblicato il 20 agosto 2018 in Innovazione, Padova, Venezia, Verona

 

Il nuovo ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Marco Bussetti, è stato chiaro. «Per la ricerca servono più fondi dall’Europa». Ma cosa dicono i dati degli ultimi quattro anni? Che il Veneto, o meglio i quattro atenei regionali, ha ottenuto 78 milioni di euro dall’Unione Europea. Diciannove milioni di media per ateneo: la regione che mediamente ne ha intercettati di più a livello italiano. A tirare la volata l’Università di Padova, che con 42 milioni di euro di finanziamenti e 100 progetti accettati si è portata a casa più della metà della torta veneto. In buona posizione anche Ca’Foscari, con 18 milioni di euro e 53 progetti. Sono 740,3 milioni di euro i contributi europei per progetti di ricerca e innovazione raccolti dalle università italiane dal 2014 a oggi, il 30%  dei circa 2,5 miliardi di euro di contributi totali erogati al nostro Paese nell’ambito di Horizon 2020 contemplano tra i beneficiari anche imprese, organizzazioni di ricerca e soggetti pubblici.

A rilevarlo è una analisi di ASTER, società della Regione Emilia-Romagna per l’innovazione e la ricerca industriale, condotta su dati dell’UE Open Data Portal del luglio 2018 e tradotta in un tool interattivo facilmente intellegibile e ricco di dettagli (http://bit.ly/univ_h2020).

«Un ottimo risultato per l’ateneo patavino, che conferma di essere altamente competitivo nel campo della ricerca grazie anche alla sua apertura universale a tutti i saperi – spiega il rettore Rosario Rizzuto –. Fatto salvo il grande risultato del Politecnico di Milano, siamo nel gruppo con il Politecnico di Torino e le università di Roma-La Sapienza e Bologna, i due atenei più grandi del Paese. Questo rimarca ancora di più il posizionamento di Padova».

Le regioni. In Lombardia, grazie ai contributi ottenuti dalle 14 università che hanno partecipato ad Horizon 2020, sono “arrivati” 200,2 milioni di euro, il 27% del totale. Nel Lazio i 10 atenei partecipanti al Programma europeo hanno ottenuto complessivamente 84 milioni. Seguono  Veneto (78,9 mln euro), Toscana (74,9 mln euro) ed Emilia-Romagna (72,2 mln euro). La classifica regionale si ridisegna, però, se consideriamo il contributo medio (somma dei contributi in rapporto al numero di atenei) ottenuto dalle università di ciascuna regione. In  Veneto sono stati 4 gli atenei che hanno avuto accesso ai fondi europei, per un contributo medio pro capite di 19,7 milioni di euro, poco più di quanto ricevuto dallo stesso numero di università in Emilia-Romagna (18,1 milioni) e Piemonte (17,6 milioni).

 

Le università. Considerando i singoli atenei il Politecnico di Milano, con 195 partecipazioni a progetti del programma Horizon 2020, ha raccolto 90,3 milioni di euro, il 12% di quanto erogato a tutte le università italiane. A seguire l’Università degli Studi di Bologna che con 138 partecipazioni ha ricevuto 50,4 milioni di euro (7% del totale), terza “La Sapienza” di Roma (44 milioni con 100 partecipazioni), e via via il Politecnico di Torino (43,4 milioni con 114 partecipazioni), l’Università di Padova (42,2 milioni con 100 partecipazioni). La prima università del meridione è la Parthenope di Napoli che con 47 progetti e 19,7 mln di euro di contributo si posiziona all’undicesimo posto di questa graduatoria. Complessivamente sono 77 le università italiane che hanno preso parte con almeno un progetto al programma Horizon 2020, per un totale di 1866 partecipazioni.

I tipi di progetti finanziati. Con 539 proposte finanziate, pari al 39% del totale, la misura di Horizon 2020 maggiormente partecipata risulta essere la Marie Sklodowska Curie (MSCA) che finanzia progetti di formazione e mobilità dei ricercatori. Subito dopo, con 188 progetti finanziati pari al 10% del totale, la misura relativa all’European Research Council  (ERC) che sostiene ricercatori di eccellenza in attività di ricerca di frontiera, cioè orientata a progressi fondamentali della conoscenza. A seguire, tre misure tematiche: Tecnologie dell’informazione e della Comunicazione (148 progetti – 8%),  Sicurezza alimentare, marittima e  bioeconomia (117 progetti – 6%) e Salute, cambiamento demografico e benessere (115 progetti – 6%).

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