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Investire nelle nuove società “disruptive”

Pubblicato il 26 luglio 2018 in Soldi

 

Chi non vorrebbe comprare oggi le azioni di una società sconosciuta o quasi e ritrovarsi in mano fra dieci anni la nuova Amazon, Netflix o Google? Visti i quasi incredibili aumenti di valore che queste aziende hanno portato ai propri azionisti, credo lo vorrebbero tutti. Amazon è passata in dieci anni da 76 dollari per azione agli attuali 1.830 dollari, dopo essere stata collocata a maggio 1997 a 1,5 dollari per azione. Netflix è cresciuta dai 4,4 dollari ad azione del luglio 2008 ai 357 di oggi. Google, ora Alphabet, da 235 a 1.250 dollari.

Ma che cos’hanno fatto queste aziende per meritare un simile incremento di valore? Hanno completamente stravolto e ridefinito i mercati in cui si sono inserite, creando centinaia di milioni di nuovi consumatori e molto spesso spazzando via i concorrenti. Si sono cioè rivelate, a posteriori, società “disruptive”.

Ma se per il singolo investitore indovinare la società “giusta” può essere frutto solo di un colpo di fortuna, le grandi società di investimento, con i loro analisti e con vere e proprie divisioni aziendali, sono alla continua ricerca di quelli che potranno essere i campioni di domani.

I 4 criteri per identificare le tecnologie su cui puntare

Ad esempio, in uno studio del 2013 McKinsey dava quattro linee guida per identificare le tecnologie su cui puntare:

  • Alto tasso di incremento tecnologico. Il progetto Genoma Umano, partito nel 1990, ha impiegato 13 anni e 2,7 miliardi di dollari per completarsi ed avere la prima sequenza completa dei geni umani. Oggi la tecnologia per sequenziare avanza ad un ritmo più alto della potenza di calcolo dei computer e IBM prevede che entro il 2025 si potrà fare in un’ora al costo di 100 dollari.
  • Ampio impatto potenziale su imprese persone. Per essere economicamente disruptive una tecnologia deve poter impattare su un numero molto alto di aziende e industrie e su una vasta gamma di macchine, prodotti o servizi. Il mobile internet ad esempio, ha oggi un effetto sulla vita di cinque miliardi di persone e l’Internet of Things (IoT) può connettere miliardi di oggetti e apparecchiature che interessano la salute e la sicurezza di innumerevoli persone.
  • Grande impatto economico. Una tecnologia per poter essere “disruptive” deve poter avere un valore economico molto alto. Ad esempio la robotica avanzata ha una potenziale influenza sul costo del lavoro di 6.300 miliardi di dollari e la tecnologia Cloud può aumentare la produttività di 3.000 miliardi di dollari nel complesso della spesa in IT delle imprese a livello globale, oltre che portare alla creazione di nuovi prodotti e servizi online per miliardi di consumatori e milioni di aziende.
  • Potenziale di cambiamento radicale: le tecnologie che interessano hanno il potenziale di cambiare drammaticamente lo status quo. La genomica della prossima generazione può trasformare il modo in cui i medici diagnosticano e curano gravi malattie. I nuovi sistemi di accumulo di energia possono cambiare come, dove e quando la potremo usare.

Partendo da queste linee guida, McKinsey ha prima steso una lista di 100 tecnologie “candidate” che è stata poi ridotta a 12 tecnologie potenzialmente “disruptive”:

  • Mobile Internet
  • Apprendimento automatico
  • Internet delle Cose
  • Cloud
  • Robotica avanzata
  • Guida autonoma
  • Genomica di nuova generazione
  • Energy Storage
  • Stampa 3D
  • Materiali avanzati
  • Ricerca e immagazzinaggio avanzati di petrolio e gas
  • Energie rinnovabili.

I 5 trend tecnologici da tenere d’occhio

È interessante notare come in questo elenco non sia presente la Blockchain, tanto di moda negli ultimi tempi, che invece in un report dello scorso anno di Morgan Stanley viene invece indicata come una delle 5 “disruptive change” da tenere d’occhio. In particolare queste sono:

  • Apprendimento automatico, di cui beneficeranno principalmente le aziende che posseggo i dati, perché questa tecnologia è efficace solo se i dati che la alimentano sono corretti.
  • Veicoli a guida autonoma, la cui efficacia cresce all’aumentare della capacita di elaborazione per l’autoapprendimento, ma ha un potenziale talmente alto di cambiamento che, sempre secondo Morgan Stanley, merita una categoria a sé stante. Non solo le aziende automobilistiche ne saranno sconvolte ma il sistema stesso della mobilità cambierà coinvolgendo produttività e tempo libero degli utenti.
  • Realtà aumentata. Sovrapponendo le immagini virtuali alla realtà, cambierà in modo radicale l’istruzione e la formazione. Pensiamo solo ai chirurghi che potranno fare pratica di operazioni complesse prima di intervenire realmente sui pazienti.
  • Blockchain, potrebbe avere effetti dirompenti su qualsiasi transazione. Le imprese finanziarie saranno probabilmente le più coinvolte, ma anche il mercato immobiliare potrebbe beneficiarne in modo significativo.
  • CRISPR, ovvero “Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats”, un nuovo metodo di ricerca genetica che consente agli scienziati di individuare specifici segmenti di DNA e sostituirli o cancellarli. La biotecnologia è probabilmente la più rischiosa tra le tecnologie innovative in cui investire, in quanto in genere è molto difficile sapere cosa sta realmente facendo la società in cui si sta investendo a meno di non avere esperienza in quella specifica area della biologia.

I rischi in questo tipo di investimento sono ovviamente molto elevati, dalle fisiologiche resistenze ai cambiamenti portate avanti dai governi, dai regolatori e dalle lobby, che possono rallentare anche di molto lo sviluppo delle aziende “vincenti”, fino alla selezione naturale che porta ad avere pochissimi vincitori a fronte di moltissimi perdenti.

Inoltre, come scritto all’inizio, questi cambiamenti lasciano sul terreno nomi anche molto famosi – pensiamo ad esempio a Kodak o Nokia – ed evitare di avere posizioni aperte su aziende storiche che vengono poi letteralmente cancellate è un altro aspetto della stessa questione.

In conclusione, nessuno è in grado oggi di prevedere chi sarà il campione del cambiamento di domani, ma destinare una parte del proprio patrimonio all’investimento in prodotti che vadano alla ricerca di queste aziende è, in un’ottica di lungo periodo, certamente un’idea vincente.

Loris Rizzo



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