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Dazi, l’allarme degli artigiani: «Già persi settanta milioni di euro»

Pubblicato il 21 giugno 2018 in Pmi e Imprese

export  

«Cinquanta, cento, duecento miliardi. Gli importi dei dazi messi in campo dall’amministrazione Trump verso la Cina e viceversa, aumentano di giorno in giorno. Le sanzioni verso la Russia da parte della UE sono appena state riconfermate (contrario il nostro Governo). E sono da poco entrati in vigore anche i dazi Usa verso la Ue a cui Bruxelles ha appena risposto colpendo jeans e moto (a presto la reazione?). Una polveriera che rischia di portare ad una guerra commerciale globale con confini, oggi, solo in parte immaginabili». La preoccupazione è di Agostino Bonomo, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto, che vede l’escalation protezionistica minare gli ottimi risultati raggiunti dall’export veneto che, nel primo trimestre 2018, ha segnato un nuovo record a “quota 15 miliardi di euro”, 3,8% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Cresciamo anche se meno – spiega Bonomo – ma un fenomeno “figlio” delle tensioni internazionali è già in atto da 4 trimestri, la riduzione delle nostre vendite fuori dall’Europa che sono oggi pari al 38,4% del totale. Solo due anni fa si sognava il superamento del 50%. In particolare a calare di più in termini assoluti sono, tra le destinazioni top ten, Emirati Arabi (-29,3 milioni), gli Usa (-21,1 milioni) e Hong Kong (-20milioni). Oltre 70 milioni che mancano, in particolare, ai settori del made in Italy: Abbigliamento, calzature e articoli in pelle, macchinari e mobili, quelli a maggiore concentrazione di Pmi».

Dazi, choc protezionistico

A livello nazionale, nelle valutazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, gli effetti di uno choc protezionistico sull’economia italiana sono sintetizzati in una minore crescita, in volume, nel 2018 dello 0,5% del PIL rispetto allo scenario base, riduzione che si amplia allo 0,7% nel 2019 e 2020; a prezzi correnti gli effetti ammontano a 12miliardi e mezzo di euro di minore crescita nel 2018, 15,3 miliardi nel 2019 e 17,2 nel 2020. Nel modello utilizzato per la simulazione l’innesco è determinato da tariffe del 25% imposte dagli Usa sulle merci cinesi e del 10 % su quelle coreane e taiwanesi, a cui seguono azioni di ritorsione tariffaria di pari intensità dei tre paesi verso gli Usa e l’abbandono dell’accordo Nafta. Ne consegue una correzione al ribasso dei mercati azionari, l’orientamento dei flussi finanziari verso asset di Stati Uniti, Giappone, Germania e Regno Unito, un apprezzamento del dollaro verso le valute dei paesi emergenti – ma un deprezzamento rispetto all’euro – ed il deterioramento della fiducia di consumatori e imprese nelle maggiori economie con conseguenze su consumi e investimenti.

«Tornando ai numeri veneti  prosegue il Presidente- nei primi tre mesi del 2018 l’export del made in Veneto dei settori a più alta concentrazione di PMI verso gli Usa (Paese verso il quale siamo la regione più esposta in Italia con esportazioni che valgono l’1,76% del valore aggiunto territoriale), segna una frenata importante -4,5% (-1,8% in totale). E sempre nell’ambito dei settori di Micro e Piccola Impresa male anche Emirati -14,1%, Hong Kong -11,5% e Regno Unito -5,8%. Per fortuna Francia +11% e Germania +4%, che tra l’altro sono i Paesi in cui esportiamo in assoluto di più come PMI, sono cresciute molto compensando i cali a tal punto che nessuno dei settori di produzione a più alta concentrazione di PMI, è in campo negativo».

«Non abbiamo modo di influire sui dazi – conclude Bonomo – ma di comportarci di conseguenza sì. In particolare nei settori più sensibili (moda, mobili, metalmeccanica) stiamo intensificando la nostra azione di supporto ed accompagnamento -spesso in collaborazione con l’Agenzia Ice- affiancando le imprese in tutte le fasi di diverse manifestazioni in Italia e all’estero, curando anche l’allestimento degli spazi espositivi e organizzando incoming di operatori qualificati e selezionati provenienti dalle aree del mondo più promettenti. I risultati iniziano a vedersi».

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