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Export, il Veneto corre ma deve guardare a mercati più dinamici

Pubblicato il 7 marzo 2018 in Pmi e Imprese, Veneto, Verona

export  

L’export del Veneto cresce a ritmi più rapidi rispetto a quello dell’Italia, ma i suoi orizzonti sono ancora troppo limitati. È questo il dato che emerge dalla ricerca della Banca d’Italia sulle performance delle imprese italiane nei mercati internazionali, presentata al dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona nell’ambito di un incontro che ha visto anche la partecipazione di Confindustria Verona e Unicredit. Lo studio, curato dalla Divisione analisi e ricerca economica territoriale della Banca d’Italia di Venezia, dice che dal 2010 al 2016 la quota mondiale dell’export veneto è cresciuta dell’8%, contro il +5% della media nazionale. «In questi sette anni è migliorata la qualità dei prodotti, è cresciuta la specializzazione dei settori meno esposti alla concorrenza cinese e c’è stata una ricomposizione delle esportazioni verso aziende medio-grandi – spiega Claudio Zoli, docente di Scienze delle Finanze dell’ateneo scaligero – Il Veneto ha ridotto le attività a basso contenuto tecnologico e ha registrato un aumento di domande su moda, calzature e occhiali; la crescita è guidata sia dalla composizione merceologica dell’export che dall’aumento delle richieste per il made in Italy».

Zoli: «Orientare l’export su mercati più dinamici»

Se si sposta l’attenzione alle traiettorie, però, emerge un punto debole. «Il Veneto concentra l’export in zone più prossime all’Italia come Medio Oriente, Nord Africa e Russia, mentre si registra una minore intensità di penetrazione in paesi asiatici come Cina e India – dice Zoli – Il Veneto fa fatica a orientare l’export verso mercati più dinamici, e questo potrebbe limitare lo sviluppo. Le aziende che vogliono esportare devono chiedersi come possono aprirsi a nuovi mercati e come possono entrare nella loro dimensione culturale. La risposta è che investire è non solo necessario, ma anche conveniente: quando gli investimenti favoriscono l’ingresso in un mercato nuovo, hanno un effetto favorevole anche sull’occupazione».

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