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Formazione, ascolto, innovazione: se il fattore umano rilancia l’azienda

 

«I giovani non hanno voglia dei lavorare? Falso. Le imprese non riescono a trovare personale qualificato? Falso. All’università ce ne siamo accorti da un po’. Le testimonianze che abbiamo appena ascoltato ce lo confermano pienamente». Stefano Micelli, professore di Economia e Gestione delle Imprese a Ca’ Foscari, ha chiuso con queste parole l’appuntamento con «Innovation Stories» di mercoledì 5 dicembre nella sede di Foscarini a Marcon, Venezia. E se ci fosse la necessità di riassumere l’evento di Veneto Economia realizzato con la sponsorship di UniCredit, potremmo dire che le domande a cui ha dato risposta il docente veneziano inquadrano alla perfezione il contenuto complessivo della serata.

Una serata intitolata «Human + Factory, le persone fanno le imprese» in cui è stata fatta nuova luce sul mondo del lavoro – in questo caso a Nordest – attraverso l’introduzione in video di Sebastiano Musso, direttore Region Nord Est di UnicCredit, una ricerca effettuata dallo stesso Micelli che è anche presidente advisory board NordEst di UniCredit, e le testimonianze di quattro imprenditori: Michele Balbi, presidente Teorema Engineering, che ha parlato di «Digital + Team», Davide Ceccarelli, ad Technowrapp, di «Welfare + Skills», Mauro Mantovan, dg HiRef, di «Imprese + Università», Carlo Urbinati, padrone di casa in quanto presidente e ceo di Foscarini, di «Branding + Talent».

Prima di tutto però, il videomessaggio di Sebastiano Musso: «Le imprese per essere competitive devono effettuare continue sfide soprattutto negli ambiti dell’innovazione e della globalizzazione dei mercati – ha detto Musso -. E per vincerle, queste sfide, è fondamentale far parte di network complessi che mettono assieme, con grande capacità di dialogo e collaborazione, più esperienze e know how».

Imprese, la grande discontinuità

«Stiamo vivendo un momento di grande discontinuità – ha sottolineato non a caso Stefano Micelli – che ha a che fare con la consapevolezza dell’importanza sempre maggiore delle persone all’interno delle aziende. Dopo numerosi focus group, visite aziendali e percorsi manageriali che abbiamo effettuato nei mesi scorsi ai fini della nostra ricerca sono emersi quattro pilastri attorno a cui ruota attualmente il sistema delle piccole e medie imprese. Vale a dire: la Learning Organization, la formazione tecnica, le soft skills (in pratica la gambetta orizzontale della lettera T, sottolinea Micelli con una efficace metafora, ndr) e i lavori ibridi».

Imprese, quattro storie

La teoria illustrata da Micelli è stata poi declinata attraverso le parole di quattro imprenditori che hanno portato la propria, recente esperienza nell’evento di «Innovation Stories». Fare impresa nel 2018 per Michele Balbi di Teorema Engineering (società che si occupa principalmente di informatica e innovazione) è soprattutto una questione di confronto con la cosiddetta platea dei Millennials («la loro fruizione della tecnologia ci costringe ad operare una rivoluzione tutti i giorni»), mentre per Davide Ceccarelli di Technowrapp il nodo fondamentale che ha portato la sua azienda a crescere è stata la «capacità di ascolto»: «I nostri dipendenti hanno il diritto-dovere di dire tutto e ogni singola idea di miglioramento viene presa in considerazione a più livelli, fino ad arrivare alla direzione. Solo così possiamo migliorare».

È stata poi la volta di Mauro Mantovan di HiRef che invece ha sottolineato l’aspetto, nel loro caso fondamentale, della collaborazione con l’università. «Non è vero che aziende e atenei non si parlano – ha commentato -, su 33 tesisti che abbiamo ospitato in questi anni, il 66% ora lavora in azienda». Ultimo ad intervenire nella serata di «Innovation Stories» è stato il padrone di casa Carlo Urbinati, presidente e ceo di Foscarini. Nel caso dell’azienda di Marcon, la chiave di volta è rappresentata dai fornitori: «Siamo un’azienda senza fabbrica – ha detto -, e perciò siamo portati a guardare sempre verso l’esterno (anche per questioni di business visto che esportano i loro prodotti in 80 Paesi nel mondo, ndr). Per noi è fondamentale la loro preparazione, la loro capacità. E il nostro legame con loro».



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