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Da Rovigo alle Hawaii, Angela Bononi vince l’Issnaf Award della medicina

Pubblicato il 13 novembre 2017 in Innovazione, Opportunità, Rovigo

Angela Bononi Issnaf  

La ricercatrice veneta Angela Bononi si aggiudica lo Hogan Lovells Award in medicine, biosciences and cognitive science, un premio promosso da Issnaf, la fondazione degli scienziati italiani che lavorano in Nord America. È una dei cinque giovani ricercatori italiani che si sono aggiudicati gli Issnaf Awards 2017, assegnati l’8 novembre all’Ambasciata italiana di Washington, premiati con 3mila dollari ciascuno. Erano 16 i finalisti in lizza per i cinque premi, dedicati a diverse branchie della scienza.

Nata a Fiesso Umbertiano, in provincia di Rovigo, nel 1983, oggi vive e lavora alle Hawaii. Dopo la laurea nel 2007 in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università di Ferrara, nel 2013 si è trasferita all’University of Hawaii Cancer Center, Thoracic Oncology, concentrando l’attenzione sul legame tra tumori e genetica. «Qui in America siamo liberi di avere idee sbagliate e poter cambiare direzione» racconta Angela Bononi.

«La mia passione per la chimica è nata già alle superiori – racconta –. Quando, durante la laurea, ho dovuto decidere se prendere un indirizzo più chimico farmaceutico o biologico, ho capito che la ricerca di laboratorio era ciò che mi interessava e appassionava di più». Così ha deciso di affrontare con l’internato di tesi, presso il laboratorio del professor Rosario Rizzuto, il mondo della ricerca biologica molecolare.

Angela Bononi

Angela Bononi

Dopo un anno di borsa di studio per continuare a lavorare in questo campo, Angela Bononi ha intrapreso il dottorato di ricerca in Biochimica, biologia molecolare e biotecnologie sempre a Ferrara, sotto la supervisione del professor Paolo Pinton. «Fare ricerca è costoso, e in Italia il fattore economico può essere limitante» afferma. I suoi studi l’avevano portata a conoscere la familiarità per il mesotelioma, un tumore raro. Il professor Carbone aveva identificato casi di questa familiarità prima in Turchia e poi negli Stati Uniti, convincendosi che esistesse una predisposizione genetica.

Nel 2011, Carbone ha identificato che il gene BAP1 quando è mutato predispone al mesotelioma e altri tumori, fenomeno che il team di lavoro ha chiamato “BAP1 cancer syndrome”. «Ho esaminato i meccanismi responsabili della potente attività di soppressore tumorale di BAP1, cercando di capire perché individui in cui questo gene è mutato sviluppano mesotelioma e altri tumori correlati a cancerogeni ambientali» spiega Bononi.

«In Italia sono stata fortunata – afferma la ricercatrice –, perché non ho sofferto limitazioni economiche, ma qui in America siamo lasciati molto più liberi di sviluppare, pensare e organizzare esperimenti come vogliamo. Siamo anche liberi di avere idee sbagliate e poter cambiare direzione: a volte le scoperte migliori partono proprio da risultati inattesi».

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