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Referendum, Zaia: «Il Veneto sarà laboratorio della Costituzione»

Pubblicato il 23 ottobre 2017 in Economie, Fisco e consumi, Regione

 

Il Veneto va a votare in massa e dice sì, convinto, alla voglia di autonomia. Quasi un plebiscito. «Penso che con questa elezione si dimostri che non esiste il partito dell’autonomia, esistono i veneti che si esprimono a favore di questo concetto» ha detto a caldo il governatore Luca Zaia pochi minuti dopo aver saputo l’esito del referendum. Un esito davvero importante che si avvicina al sessanta per cento. Numeri che, fanno dire al presidente del Veneto frasi che hanno il sapore della storia: «E’ il big bang delle riforme». Oppure: «Come il muro di Berlino». Ora però, attestata la volontà popolare, inizia la partita vera. Quella della trattativa con il governo. «Non appena il nostro progetto sarà pronto – dice il vincitore Luca Zaia – incontreremo il presidente del Consiglio Gentiloni – ma anticipo già che chiederemo tutte e ventitré le materie e i nove decimi delle tasse».

I termini della trattativa

Ma quali saranno i termini della trattiva tra Venezia e Roma? Niente a che vedere con la Catalogna, tanto per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio. IL dialogo dovrà avvenire infatti nei limiti fissati dagli articoli 116 e 117 della Carta Costituzionale. Il Veneto non potrà diventare Regione a statuto speciale, come Sicilia, Sardegna, Val d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. (Sarebbe necessaria una modifica costituzionale). Ma potrà trattare il trasferimento di maggiori competenze dallo Stato e, di conseguenza, più fondi in virtù di versamenti minori in termini di tasse. Dalla trattativa si arriverà a una legge che dovrà essere ratificata dal Parlamento.

«Rispettosi della Costituzione»

«I veneti – ha detto Zaia il giorno dopo la consultazione – hanno parlato forte e chiaro, andando a votare in 2 milioni 328 mila 949 sotto la pioggia in una giornata difficile. Oggi era nostro dovere, varando gli atti conseguenti, dare una risposta immediata all’impegno preso con ognuno dei cittadini». «Sia chiaro – ha tenuto a precisare il Governatore – che la nostra non è una dichiarazione di guerra a nessuno. Anzi, è l’offerta di un cammino completamente rispettoso della Costituzione per fare dal basso quelle riforme in senso autonomista e federale che dall’alto non sono riusciti a realizzare, indicate a chiare lettere anche dai padri costituenti all’articolo 5 della Carta. Da oggi il Veneto non sarà mai più come prima, ma il Veneto offre anche all’Italia un laboratorio serio e rispettoso della Costituzione per riforme seriamente autonomiste e federaliste. Si tratta infatti di una via che potrà percorrere ogni Regione che abbia la forza e la capacità di una forte assunzione di responsabilità, sia nei confronti dello Stato che dei cittadini amministrati sui territori, a condizione che si abbia il coraggio di incidere su quegli sprechi che valgono non meno di 30 miliardi di euro l’anno, pari a un terzo degli interessi che il Paese paga ogni anni per il suo debito pubblico».

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