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Ex BpVi e Veneto Banca: Intesa chiude 243 filiali, si tratta sui 3mila esuberi

Pubblicato il 29 settembre 2017 in Credito, Treviso, Veneto, Venezia, Verona, Vicenza

Banca Popolare di Vicenza Veneto Banca  

Intesa Sanpaolo e sindacati trattano sul futuro dei dipendenti e degli asset delle ex banche venete, BpVi e Veneto Banca, acquisiti dal gruppo torinese. Mentre ci si confronta sul futuro del 3mila esuberi, è stato definito il primo lotto di filiali delle due banche che chiuderanno a partire dall’8 dicembre 2017. In quel giorno infatti scatterà la migrazione informatica dei conti correnti: il primo atto dell’integrazione. Sono 243 le filiali ad essere accorpate, a cui potrebbero aggiungersene altre 50 in corso di valutazione, e di queste 47 sono in Veneto.

Banche venete, le filiali che chiuderanno

La maggior parte delle chiusure sarà in provincia di Venezia. Saranno accorpate, diventando filiali Intesa-Carivenezia, gli sportelli ex BpVi di Bibione, Caorle, Cinto Caomaggiore, Dolo, Jesolo, Martellago, Meolo, Mestre via Rondina, Mestre via Ca’ Marcello, Mirano, Noale, Portogruaro, San Donà di Piave, San Michele al Tagliamento, Sottomarina, Stra, Venezia Calle Goldoni, Venezia Rialto, Venezia Santa Croce, e le filiali della ex Veneto Banca di Cavarzere Boscochiaro, Sottomarina, Dolo, Jesolo, Marghera, Mestre via Einaudi, Mestre Piazza Barche, Mira, Noale, Portogruaro, San Donà di Piave, Santa Maria di Sala, Scorzé, Spinea, Venezia Campo Manin, Carpendo, Venezia Dorsoduro, Venezia Murano.

In provincia di Treviso saranno accorpate le ex filiali BpVi di Cavaso del Tomba, e Treviso 2, e quelle ex Veneto Banca di Col San Martino, Paese, Sernaglia della Battaglia, Treviso Santa Bona. In provincia di Vicenza accorpate le filiali ex Veneto Banca di Bassano, la ex BpVi di Termine di Cassola e la ex Veneto Banca Vicenza S. Felice. A Verona l’accorpamento interessera l’ex filiale BpVi di Bovolone.

Esuberi, finestre di uscita dal 31 dicembre 2017

La delegazione trattante dei sindacati del Gruppo Intesa Sanpaolo, formata da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Ugl Credito, Uilca, Unisin, sta definendo in un confronto continuo con l’azienda in questi giorni le modalità con cui si realizzeranno le 3mila uscite dal Gruppo Intesa Sanpaolo.

«Abbiamo richiesto, e l’azienda ha accolto la nostra istanza, che il perimetro inizialmente previsto nell’accordo del 13 luglio venga allargato a coloro che maturano i requisiti pensionistici entro il 31 dicembre 2023, al fine di garantire una platea sufficientemente ampia per raggiungere il necessario numero delle 3.000 uscite previste dalle Autorità di Vigilanza» scrivono i sindacati in una nota. La platea è così suddivisa negli anni: fra 2019 e 2020 circa 2.800 persone, nel 2021 circa 1.650, nel 2022 circa 2.250, nel 2023 circa 1.800.

«Le uscite saranno scaglionate secondo il criterio di maggiore prossimità al pensionamento – continuano i sindacati –. Il costo dell’operazione dovrà comunque rientrare nei limiti definiti dal decreto. L’azienda ha ipotizzato finestre di uscita di massima semestrali a partire dal 31 dicembre 2017 sino al 30 giugno 2019». Le sigle hanno chiesto di favorire l’accesso all’esodo ai dipendenti con familiari disabili a carico (legge 104) e la possibilità di erogare interamente il Leicop (il piano di azionariato diffuso) in caso di uscite antecedenti la data della sua valorizzazione. Il prossimo incontro del tavolo di trattativa è il 4 ottobre 2017.

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