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Piovesana: «Giovani snobbano il lavoro». Cgil: «No lezioni da Unindustria»

Pubblicato il 25 agosto 2017 in Economie, Pmi e Imprese, Treviso

Maria Cristina Piovesana  

In Veneto il tasso di disoccupazione sfiora il 7 per cento. Se andiamo a guardare quello relativo ai giovani under 24 la cifra si alza addirittura al 18,6. Ma ad un percorso formativo dedicato proprio a 200 giovani organizzato da  Unindustria Treviso-Pordenone si iscrivono solo in cento. Esattamente la metà. Dura e amareggiata, la reazione della presidente Maria Cristina Piovesana che affida il suo commento ad una lettera aperta inviata al rientro dalle vacanze estive: «Molti giovani continuano a sognare di diventare cuochi e magari di partecipare ai molti programmi televisivi nei quali vengono trattati e talvolta umiliati in maniera inimmaginabile in qualsiasi azienda industriale» scrive la manager trevigiana. I giovani cioè seguono la «gloria» e snobbano il lavoro, quello vero. Il suo dito però non viene puntato solo sui ragazzi ma anche sulle componenti sociali e istituzionali trevigiane che forse riescono ancora a «parlare chiaro (per) ricostruire un quadro veritiero e credibile in cui le aspettative dei giovani, e non solo, possano trovare un riferimento per poter costruire il proprio futuro».

Ridare appeal al posto in fabbrica

Piovesana precisa poi che «ridare appeal al “posto” in fabbrica non è tanto l’interesse di una categoria, che con orgoglio rappresento a Unindustria Treviso, ma considerare, partendo da dati evidenti, come sia in un’industria e in servizi avanzati e competitivi, come quelli presenti nel nostro territorio (Treviso è l’ottava provincia industriale italiana per imprese e addetti e la sesta provincia manifatturiera), che vi sono opportunità di crescita personale e professionale come pure garanzie e tutele».

A distanza di un giorno, arriva la risposta della Cgil: «Da tempo portiamo avanti con Unindustria un dialogo sulla questione “giovani e lavoro” – commenta Giacomo Vendrame, segretario generale di Treviso, in risposta alle affermazioni della presidente di Unindustria Treviso, Maria Cristina Piovesana – per questo l’uscita della presidente Piovesana non mi coglie di sorpresa, ma mi lascia comunque un po’ perplesso. Perché ciò che emerge, ancora una volta, è questa sorta di paternalismo imperante nel mondo industriale: io ho i posti di lavoro, io ti dico che devi volerlo, io ti detto le condizioni. Penso allora, vista la mancanza di risposta positiva, che sarebbe bene scendere dal piedistallo e domandarsi come si è giunti a questa situazione, senza ricorrere a visioni semplicistiche. D’accordo, i posti di lavoro ci sono, ma a quali condizioni? Se continuiamo a offrire stage con rimborso o turni di lavoro in fabbrica sottopagati tanto quanto avviene in altri settori, è normale che il giovane, a parità di condizioni, possa effettuare altre scelte. Abbiamo fatto crescere la nuova generazione col mito della flessibilità, della scomparsa del posto fisso, e adesso ci lamentiamo che questo non viene più scelto? E i giovani che vanno all’estero non lo fanno certo perché le condizioni di partenza siano migliori, anzi, ma perché a parità di “sfruttamento”, lo sono le prospettive di vita e di crescita personale. Cosa offriamo noi, davvero, ai nostri ragazzi e ragazze? Siamo disposti a garantire un salario adeguato per incentivare il ritorno in fabbrica?

 Molte proposte dal sindacato

Su un punto di sicuro concordiamo con Unindustria – prosegue -: la necessità di rilanciare la fabbrica a livello di immagine, perché torni a essere un punto di riferimento importante nell’immaginario collettivo professionale dei giovani. In questa fase di rilancio artigianale, di industria 4.0, il mondo produttivo deve tornare a essere luogo di lavoro, di innovazione, di crescita. Come sindacato abbiamo avanzato diverse proposte in ambito di partecipazione, per coinvolgere i lavoratori (e quindi anche i giovani) direttamente nel processo progettuale nel mondo industriale. Cerchiamo allora – chiude Vendrame – di abbandonare il paternalismo, che di innovativo non ha nulla, e ripensiamo al sistema occupazionale valorizzando davvero le tante eccellenze e risorse che abbiamo in casa».

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