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Infocamere, cambio d’appalto a Padova e Roma. Cgil: “Condizioni peggiorative”

Pubblicato il 10 agosto 2017 in Lavoro, Padova

tlc call center telecomunicazioni shutterstock  

Scontro fra sindacati e Infocamere sull’esternalizzazione del Contac Center, ovvero il call center integrato con funzionalità informatiche, del sistema delle camere di commercio. All’origine della vertenza c’è l’esternalizzazione dei contact center di Roma e di Padova, decisa da Infocamere Scpa, società consortile che gestisce per conto delle camere di commercio i servizi informatici erogati alle imprese.

La gara è stata aggiudicata il 25 maggio 2017, con l’iter che, tra approvazione da parte del cda e scadenza dei termini per il ricorso, si è concluso in luglio. Il servizio è stato assegnato a una rete temporanea di imprese formata dalla cooperativa Giotto di Padova e dalla Credit 2 Cash di Roma.

Su 112 dipendenti che svolgevano il lavoro nelle due sedi, 13 sono stati spostati ad altri incarichi e 9 sono andati via, lasciando 90 persone in attesa di un ricollocamento. Per loro i contratti a tempo determinato scadono il 31 agosto, e dal 1 settembre comincia l’appalto per la gestione del servizio. Secondo quanto denunciano Fiom Cgil e Nidil Cgil, la rete d’imprese non ha accettato di aprire un tavolo sindacale per ricollocare i 90 dipendenti, ma ha avviato colloqui individuali prospettando condizioni di lavoro al ribasso: contratti di tre mesi tramite agenzia di somministrazione lavoro a Roma, e contratti per soci di cooperativa a Padova.

Le condizioni, per la Cgil, sarebbero sfavorevoli rispetto ai contratti metalmeccanici applicati in precedenza. Verrebbe tagliato quasi della metà il reddito annuo, e ai lavoratori compresi nella clausola sociale che svolgono da anni quei servizi è imposto inoltre un periodo di prova fino a 50 giorni di effettivo lavoro. Ai lavoratori sarebbe stato chiesto di firmare entro il 12 agosto. «Tale scadenza è da noi considerata un atto esclusivamente unilaterale, non condiviso e privo di efficacia, anche alla luce del rifiuto di riconoscere il mandato di patrocinio conferito dai lavoratori ai rappresentanti sindacali» si legge in una nota di Fiom e Nidil, che chiedono a Infocamere e alle due aziende aggiudicatarie di aprire un tavolo di confronto.

«Gravissimo – per Andrea Borghesi, segretario nazionale NIdiL Cgil – che una società pubblica, di proprietà delle camere di commercio, rifiuti il confronto più volte sollecitato dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori stessi, in stato di agitazione dal 28 luglio scorso, durante le ormai numerose azioni di lotta. Un comportamento inaccettabile e illegittimo che svalorizza e svilisce il lavoro svolto per anni, in un servizio delicato e finora considerato di eccellenza».

Per Fabio Pozzerle, coordinatore sindacale nazionale per la Fiom Cgil, è «scandaloso che un’azienda strategica per il settore pubblico, che conserva i dati di tutte le aziende italiane, impedisca da più di un mese ai suoi lavoratori di vedere riconosciuti i diritti e le tutele legali. Che senso ha, dunque, tutto questo? L’unica logica risposta va in direzione dell’obiettivo di operare solamente un risparmio economico sulle spalle dei lavoratori. A favore di chi? Di Infocamere, della costituita RTI o di entrambe? La condotta antisindacale perpetrata in questi giorni da tutti i soggetti coinvolti ci fa riflettere anche sulle prospettive a lungo periodo, legate alla riforma delle camere di commercio che porterà, molto probabilmente, a una privatizzazione dell’azienda, ramo per ramo».

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