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Filiera agricola certificata: la startup EzLab apre nella Silicon Valley

Pubblicato il 28 luglio 2017 in Economie, Innovazione, Padova

EZLab agriopendata  

La startup padovana EzLab aprirà una sede nella Silicon Valley, per lanciare sul mercato statunitense AgriOpenData, la piattaforma basata su tecnologia blockchain che permette di tracciare i prodotti agroalimentari. L’annuncio dell’apertura dell’ufficio a San Francisco è stato dato mercoledì 26 luglio in occasione di un ricevimento con il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina al consolato italiano della città californiana alla presenza del console Lorenzo Ortona.

La Silicon Valley è terra ben conosciuta dal founder Massimo Morbiato e dal suo team: dopo il periodo in Start Cube, l’incubatore  dell’Università di Padova, EzLab ha vinto un programma di accelerazione a Thrive AgTech, accompagnato da un investimento di 100mila dollari.

Nelle scorse settimane, in collaborazione con il colosso mondiale dell’advisory EY, è stato lanciato sul mercato il primo prodotto tracciato e certificato attraverso la piattaforma della startup padovana: il vino Falanghina prodotto dalla cantina Volpone, in provincia di Foggia. Attraverso un’etichetta intelligente posta sulla bottiglia è possibile conoscere il produttore identificato tramite la firma digitale, e l’intero processo di coltivazione, produzione e trasformazione del vino.

Il consumatore può accedere alle informazioni avvicinando il proprio smartphone al QR Code presente sull’etichetta. Fra le informazioni rese accessibili, il campo in cui è stata coltivata l’uva, ma anche i trattamenti fitofarmaci e agricoli effettuati con tutti i passaggi e i metodi produttivi.

«L’esperienza in Thrive – afferma Morbiato – si è rivelata importante e sfidante, perché ci siamo trovati allo stesso tavolo con alcuni dei big player del settore. L’interesse raccolto verso la nostra piattaforma ci ha definitivamente convinti a lanciarci direttamente nel mercato americano. Una sfida complessa, perché qui la cultura d’impresa e le dinamiche commerciali sono molto diverse dalle nostre, ma al tempo stesso la propensione all’investimento nell’innovazione è più forte e la nostra piattaforma ha subito trovato “terreno fertile”».

«Siamo orgogliosi – aggiunge Emiliano Fabris, direttore di Galileo Visionary District – di vedere la nostra incubata padovana destare l’interesse del mercato americano e degli investitori della Silicon Valley. Il compito di Start Cube, il nostro incubatore, è di accompagnare le startup nel percorso di crescita e sviluppo, anche fornendo loro competenze e strumenti per cogliere le opportunità in uno scenario competitivo in evoluzione».

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