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Crisi aziendali, in Veneto -45% nel primo trimestre del 2017

Pubblicato il 12 luglio 2017 in Lavoro, Pmi e Imprese, Veneto

 

Netta diminuzione del numero di nuove crisi aziendali in Veneto nel primo trimestre del 2017. Secondo i dati diffusi da Veneto Lavoro, sono state il 45% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016 le comunicazioni di avvio delle procedure di crisi nella regione. Sono state inviate 77 comunicazioni, con 74 aziende coinvolte, a fronte delle 140 del 2016. In calo, di conseguenza, anche il numero di lavoratori potenzialmente coinvolti dalle crisi: 1.421 nei primi tre mesi del 2017 a fronte dei 3.241 del 2016. Minor numero anche di accordi sottoscritti tra le parti sociali: 63 contro 134.

Sul fronte degli ammortizzatori sociali, i dati Inps segnalano nel periodo gennaio-marzo 2017 un calo delle ore autorizzate di Cassa integrazione ordinaria (Cigo), pari a 3,8 milioni (-28%), e di Cassa integrazione straordinaria (Cigs), circa 5,3 milioni (-31%). Una quota sempre più rilevante di attivazioni di Cigs è riconducibile ai contratti di solidarietà, che con il Jobs Act sono diventati causa specifica di Cigs. Tale circostanza ne ha incentivato in vari modi il ricorso: attualmente circa la metà del totale delle attivazioni di Cigs riguarda contratti di solidarietà, con picchi del 90% a fine 2016. In crescita invece la Cassa integrazione in deroga, con circa 1 milione di ore utilizzate (+42%).

Licenziamenti: in calo i collettivi, crescono gli individuali

I lavoratori con contratto a tempo indeterminato licenziati a seguito di procedure collettive, che dal primo gennaio 2017 non beneficiano più dell’indennità di mobilità ma della Naspi, sono stati 880 (meno di 300 al mese), mentre nel 2016 erano risultati 1.165.

In lieve aumento invece i licenziamenti individuali, ovvero quelli per giusta causa, giustificato motivo oggettivo o soggettivo, cessazione di attività e risoluzioni consensuali. Secondo il report di Veneto Lavoro, tale crescita riguarda quasi esclusivamente i lavoratori stranieri (+24,6%) ed è correlata all’introduzione, da marzo 2016, dell’obbligo delle dimissioni online, che avrebbe portato molti datori di lavoro stranieri a preferire una procedura di licenziamento, considerata una modalità burocratica più agevole.

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