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Comuni in crisi finanziaria, solo due in Veneto (il 70% al Sud)

Pubblicato il 24 luglio 2017 in Economie

montegalda  

Italia divisa in due: dei 556 Comuni in dissesto ( 7% del totale nazionale),  ben oltre il 70% si trova nel Sud Italia. Nel NordEst la situazione attuale registra solo in Veneto due comuni in deficit (Arcugnano e Montegalda) mentre in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige non vi è nessuna criticità. Questa la fotografia scattata dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che ha pubblicato un documento sullo stato di crisi degli enti locali nato da un lavoro di ricerca basato su una complessiva ricognizione dei dati statistici riferiti alle diverse situazioni indicative di crisi finanziaria: condizione di deficitarietà strutturale, pre-dissesto e dissesto. Un’analisi che ha interessato un arco temporale dal 1989, data di entrata in vigore della normativa sul dissesto, all’anno scorso.

I dati della ricerca, elaborati in base alle rilevazioni più recenti ottenute da varie fonti (Ministero dell’Interno, Corte dei Conti, Istituto per la Finanza e l’Economia locale), indicano una ripresa, negli ultimi anni dei fenomeni di crisi finanziaria, evidenziata in primo luogo dalla dinamica dei dissesti aumentati progressivamente dal 2000 ad oggi, con un picco di 24 nel 2014 e di 17 l’anno scorso. Un quadro preoccupante che vede annoverare tra gli enti dissestati anche capoluoghi di provincia quali Caserta, Potenza, Vibo Valentia e altre note città. Numerose le procedure ancora aperte: ben 325 le amministrazioni a rischio, di cui 67 deficitarie, 151 in pre-dissesto e 107 in dissesto.  Fenomeni che appaiono particolarmente concentrati nelle regioni del Mezzogiorno e fra gli enti locali di piccole dimensioni, fino a rappresentare in alcune aree una condizione quasi endemica.  Infatti il 60% degli enti che si trovano in situazioni di deficitarieta’ é concentrato nelle classi demografiche con popolazione inferiore a 5000 abitanti, dunque enti di piccole dimensioni di cui il 40% vede amministrazioni con popolazione fino a 2000 abitanti. Il restante 40%  é concentrato nelle classi demografiche tra i 5000 e i 60mila abitanti.

«Per superare le criticità in atto è necessario far emergere in modo tempestivo le situazioni di squilibrio – spiega Massimo Miani, Presidente Fondazione Nazionale dei Commercialisti – introducendo pochi e semplici parametri che attestino la reale situazione economica delle amministrazioni. Inoltre bisogna  rafforzare il monitoraggio dei  comuni con meno di 15mila abitanti  che,  secondo quanto emerso dal nostro studio,  sono quelli più a rischio».

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