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Banche venete, il sindacato Fabi: bene l’offerta di Intesa. Associazione soci contraria

Pubblicato il 22 giugno 2017 in Credito, Treviso, Vicenza

Di GJo - Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3749487  

Il sindacato dei bancari Fabi, il più rappresentativo del settore a livello nazionale, promuove l’apertura di Intesa Sanpaolo all’acquisto di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. «Esprimiamo forte apprezzamento e sostegno all’offerta che Intesa Sanpaolo ha avanzato nei confronti delle banche venete – commenta Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi –, anche alla luce dell’attenzione alle persone, alla sostenibilità sociale nonché alla cura delle relazioni sindacali che il gruppo ha espresso in questi ultimi anni, di concerto con tutte le organizzazioni sindacali dell’istituto».

«Siamo convinti – ha aggiunto Sileoni – che sia la giusta soluzione per risolvere un gravoso problema che incombe sull’intero settore bancario e sulla stessa economia italiana. Se questo progetto si concretizzerà, dovremo garantire insieme un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori delle due banche e alla stessa clientela». La presa di posizione del sindacato Fabi è in linea con quella della Fisac Cgil, il cui segretario Agostino Megale ha definito «importante e positiva la disponibilità messa in campo da Intesa San Paolo per risolvere la situazione di crisi di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza».

Di tutt’altro tenore l’analisi dell’Associazione Soci Banche Popolari, una delle realtà che riuniscono gli azionisti di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. «Più che una vendita appare un regalo – afferma il portavoce Francesco Celotto – dato che l’istituto guidato da Carlo Messina si è offerto di acquistare solo la parte buona delle due banche, lasciando fuori i crediti in sofferenza (npl) che verrebbero fatti confluire su una apposita bad bank, ricapitalizzata dallo Stato. In questo modo tutto viene scaricato sulle spalle dello Stato e dei vecchi soci che verrebbero azzerati insieme ai detentori dei bond subordinati. Una beffa atroce per che comporterebbe la perdita di tutto il capitale senza alcuna possibilità di recupero in futuro e con il serio pericolo di vedere sfumare anche eventuali azioni legali intraprese per la pratica assenza di capitale aggredibile in capo alla bad bank, il cui unico asset sarebbero gli 8 o 9 miliardi di crediti in sofferenza conferiti per ripulire la good bank regalata a Banca Intesa».

Secondo la Cna della Marca il piano di salvataggio è da approfondire. «Il piano di Intesa San Paolo andrà approfondito in tutte le sue parti prima di dare un giudizio complessivo – afferma Alfonso Lorenzetto, presidente di Cna territoriale Treviso -. Per noi il punto qualificante di qualunque operazione di salvataggio delle ex popolari venete rimane la salvaguardia in toto degli affidamenti alle imprese e l’impegno dei nuovi interlocutori a sviluppare attività nel nostro territorio».

Il segretario della Fisac Cgil trevigiana Luca Ongaro definisce «importante e positiva la disponibilità di Intesa San Paolo di rilevare alcune attività e passività delle popolari venete, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza». Sul piano di possibili esuberi, Ongaro afferma: «Sugli esuberi si deve porre massima attenzione, il governo garantisca con tutti gli strumenti a disposizione che l’operazione non comporti alcun dramma sociale per il nostro territorio, dove sono impiegati oltre mille gli addetti che operano per il solo gruppo montebellunese».

Foto: la sede di Intesa Sanpaolo a Torini, Di GJo – Opera propria, CC BY 3.0, via Wikipedia

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