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Dopo lo stop ai voucher è boom del lavoro a chiamata

Pubblicato il 29 maggio 2017 in Commercio, Lavoro, Veneto

voucher  

In Veneto si registra un’impennata del lavoro intermittente dopo l’abolizione dei voucher. A registrarlo è l’osservatorio di Veneto Lavoro nella misura 71 pubblicata sul sito dell’agenzia regionale. Ad aprile 2017 sono stati attivati 10mila rapporti di lavoro intermittente, con un incremento del +366% rispetto al mese di aprile 2016.

«Che tale dinamica sia da mettere in relazione con la vicenda dei voucher – si legge nell’analisi di Veneto Lavoro – emerge ancora più chiaramente dall’analisi dei dati cumulati giornalieri. Il cambio di passo si registra a partire dalla seconda metà di marzo. Il monitoraggio fino al 15 maggio 2017 segnala un totale di attivazioni nel periodo 1 gennaio-15 maggio 2017 pari a oltre 23mila contratti mentre nel 2016 nello stesso periodo con il medesimo contratto le attivazioni erano risultate inferiori a 10mila».

Nuovi voucher: scontro Cgil-Confcommercio

Il tema dei voucher è tornato al centro del dibattito politico-economico dopo che il governo ha introdotto, con un emendamento alla “manovrina” economica di primavera, una nuova tipologia di lavoro occasionale molto simile: si tratta di “buoni famiglia” che dovrebbero regolare il lavoro intermittente e a chiamata.

Sull’approvazione dell’emendamento in commissione bilancio alla Camera, il 27 maggio, si è consumato uno strappo interno alla maggioranza che sostiene il governo Gentiloni, con MdP-Articolo 1 che ha votato contro e alcuni deputati del Pd vicini ad Andrea Orlando che non hanno partecipato al voto, mentre la maggioranza è stata ottenuta grazie al voto favorevole di Forza Italia e Lega Nord.

La Cgil, che aveva raccolto le firme per un referendum abrogativo dei voucher, poi annullato dall’abrogazione per via legislativa dello strumento (con il dl 25 del 17 marzo 2017 convertito in legge il 18 aprile), ora grida alla presa in giro. Il sindacato di Corso Italia ha definito il voto in commissione bilancio «un fatto grave. Ci troviamo di fronte a una norma sbagliata e peggiorativa, in sfregio a milioni di lavoratori che hanno firmato i referendum».

Di parere opposto Confcommercio Veneto: «Il vuoto creato dall’abolizione dei voucher rischia di produrre disoccupazione» il commento del presidente regionale Massimo Zanon, che aggiunge: «Dopo la loro eliminazione è impossibile trovare adeguate alternative in grado di consentire alle imprese di operare legalmente e con snellezza rispondendo alla flessibilità connaturata alle attività del terziario».

 

Il lavoro a chiamata sta sostituendo i voucher

In attesa che la nuova formula del “pacchetto famiglia” veda l’approvazione definitiva o meno, sembra dai dati di Veneto Lavoro che i vecchi voucher siano stati rimpiazzati dal lavoro a chiamata. L’abolizione dei buoni lavoro, si legge nell’analisi dell’agenzia regionale, «sembra aver influito sulla dinamica mensile delle assunzioni con contratto di lavoro intermittente, una particolare forma di lavoro subordinato “a chiamata” per prestazioni a carattere discontinuo, diffusa principalmente nei settori del commercio e del turismo».

I datori di lavoro «possono ricorrere al lavoro a chiamata – prosegue l’analisi – solo in determinate ipotesi soggettive (con soggetti in stato di disoccupazione con meno di 25 anni d’età oppure lavoratori con più di 55 anni, anche pensionati) oppure in ipotesi oggettive (per prestazioni di tipo intermittente o discontinuo secondo le previsioni dei CCNL o per periodi predeterminati). Qualora non vi sia previsione nella contrattazione collettiva, le ipotesi di ricorso a questo tipo di contratto sono individuate da un apposito decreto ministeriale».

Prima del boom dell’aprile 2017, il livello massimo del ricorso al lavoro a chiamata in Veneto si era raggiunto nel giugno 2012, alla vigilia delle novità introdotte dalla legge 92/2012 che ne avevano fortemente limitato l’ambito di applicazione. «Tale tipologia contrattuale sembra quindi aver assorbito almeno una parte della quota di mancato ricorso al lavoro accessorio – analizza Veneto Lavoro –, pur considerando che quest’ultimo interessava in Veneto una platea di circa 170mila lavoratori all’anno. La relazione tra l’abrogazione dei voucher e la crescita del lavoro intermittente risulta ancora più evidente dall’analisi dei dati cumulati giornalieri, che evidenziano come l’aumento si sia verificato proprio a partire dalla seconda metà di marzo. Analizzando l’intero periodo 1 gennaio-15 maggio 2017 i contratti di lavoro intermittente attivati sono stati oltre 23mila a fronte dei neanche 10mila dello stesso periodo del 2016».

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