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Trissino, la “marcia dei Pfiori” contro Miteni e inquinamento Pfas

Pubblicato il 12 maggio 2017 in Economie, Fisco e consumi, Vicenza

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Domenica 14 maggio 2017 a Trissino, in provincia di Vicenza, si svolgerà “La marcia dei Pfiori”, una manifestazione regionale per il diritto alla salute e contro l’inquinamento delle falde acquifere da Pfas. Al centro della giornata di protesta indetta dal Gruppo Cittadini Attivi Pfas Montecchio Maggiore e che ha avuto l’adesione di comitati, associazioni – fra cui Legambiente, Greenpeace e coordinamento Acque libere da Pfas – e partiti – come il Pd provinciale di Vicenza – è la richiesta di bonifica delle falde e di sequestro della Miteni, fabbrica chimica di Trissino origine dell’inquinamento.

Da lì sarebbe partito negli anni passati lo sversamento di Pfas nei corsi d’acqua che sarebbe all’origine dei livelli molto alti di concentrazione di queste sostanze chimiche nelle falde acquifere, e che avrebbero ripercussioni – non del tutto dimostrate, ancora al vaglio della comunità scientifica – sulla salute umana. Per questo la Miteni è al centro di un’inchiesta della Procura di Vicenza, che ne ha disposto l’8 marzo 2017 scorsi la perquisizione

La manifestazione avrà una doppia modalità, alternativa e complementare: per chi vuole partire in bicicletta il luogo di ritrovo sarà piazza del Duomo a Montecchio Maggiore alle ore 9, con partenza ore 9,45. Alle 10.30 a Trissino, nel piazzale di fronte alla Miteni, ci sarà invece l’assembramento per tutti i partecipanti alla manifestazione. Da lì partirà il corteo che si concluderà nella piazza principale di Trissino.

Marcia dei Pfiori, le richieste: salute e bonifica

I promotori mettono al centro della manifestazione 5 richieste: la prima è «che sia garantito un approvvigionamento dell’acqua potabile e irrigua da fonti sicure», la seconda «che i limiti dei Pfas siano portati in prossimità dello zero», la terza «che sia dato libero accesso alle analisi del sangue a tutti i cittadini nell’area contaminata», la quarta «che sia messo in atto il sequestro e la bonifica della Miteni, accompagnate da un serio piano di tutela per i suoi lavoratori», infine la quinta richiesta è «che la Miteni sia costretta a pagare gli ingenti costi passati, presenti e futuri dei filtri a carboni attivi, la bonifica dell’area contaminata e le spese sanitarie di ogni ordine e grado».

Nardone, ad Miteni: «Non apriremo l’azienda»

«Lo scorso anno la “marcia dei Pfiori” è stata un’occasione di confronto sereno – commenta Antonio Nardone, amministratore delegato della Miteni, riferendosi alla prima edizione della marcia, nel 2016 –. I lavoratori Miteni hanno incontrato i manifestanti con la consapevolezza di tutti che informarsi, capire, dialogare è il punto di partenza per risolvere i problemi».

«L’11 gennaio scorso il tribunale Superiore delle acque ha emesso una sentenza che accerta una realtà ben diversa da quella rappresentata in questi mesi – prosegue Nardone –: la presenza dei Pfas a catena lunga che preoccupa la popolazione va affrontata con il censimento entro settembre e la depurazione degli scarichi delle centinaia di aziende che oggi in Veneto li usano per la loro produzione. Miteni non è mai nemmeno citata. Del resto non produciamo più da anni quelle sostanze e stiamo effettuando le bonifiche in accordo con Arpav per eliminare le eredità del secolo scorso che abbiamo scoperto fuori dal nostro sito».

Aggiunge Nardone: «Domenica, per la sicurezza di tutti, non potremo aprire l’azienda ai manifestanti come abbiamo fatto lo scorso anno e ne siamo molto dispiaciuti», motivando la scelta con il fatto che «la manifestazione quest’’anno viene promossa e avrà la presenza anche di quelle organizzazioni che lo scorso marzo hanno messo a repentaglio la sicurezza del territorio e della popolazione con un’incursione squadrista in azienda». Il riferimento è al blitz con cui il 18 marzo 2017 un gruppo di attivisti di “Vicenza si solleva” hanno tagliato le reti dell’azienda e sono entrati nell’area scrivendo alcuni slogan alle pareti.

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