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Luxottica lascia Wall Street. «Ma gli Usa restano il principale mercato»

Pubblicato il 18 maggio 2017 in Belluno, Pmi e Imprese

Luxottica occhiali Rayban  

Luxottica lascia Wall Street, ma l’addio a New York è solo finanziario: il mercato Usa, conferma il gruppo leader dell’occhialeria con le radici a Belluno, rimane strategico per lo sviluppo del brand. I motivi che hanno portato ad avviare la procedura di delisting dal New York Stock Exchange – dove l’impresa, che ora continuerà ad essere quotata alla Borsa di Milano, era presente dal 1990 – sono sostanzialmente tecnici e legati a un processo di semplificazione.

Primo, la negoziazione delle azioni del gruppo si è progressivamente spostata sul mercato italiano, tanto che tra l’1 maggio 2016 e l’1 maggio 2017 gli scambi negli Stati Uniti hanno rappresentato solo il 3,7% dei volumi medi giornalieri totali di Luxottica, inoltre il mantenimento della quotazione a Wall Street «implica rilevanti costi gestionali» e, motivo di importanza non minore, «il delisting consentirà maggiore efficienza in vista del progetto di integrazione con Essilor» si legge in una nota di Luxottica.

«Il delisting dal NYSE – commenta il presidente esecutivo di Luxottica Leonardo Del Vecchio – si inserisce nel più ampio processo di semplificazione organizzativa del gruppo avviato negli ultimi due anni, soprattutto in considerazione del livello relativamente basso di negoziazioni negli Stati Uniti. Porterà risparmi e benefici a tutti gli azionisti così come maggiore efficienza in vista del progetto di integrazione con Essilor».

«Luxottica è stata la prima società italiana a quotarsi sul listino americano nel 1990 prima che in Italia – prosegue Del Vecchio –. Resteremo sempre orgogliosi di una scelta coraggiosa che ha garantito al nostro gruppo grande visibilità e prestigio a livello internazionale. La decisione non influisce in alcun modo sulla nostra visione strategica per gli Stati Uniti, che rimane per noi il principale mercato. Non verrà inoltre meno l’impegno costante nei confronti dei nostri azionisti americani, dal momento che le azioni continueranno ad essere negoziate presso Borsa Italiana, il che garantirà sufficiente liquidità senza inficiare l’accesso del gruppo al mercato dei capitali».

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