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Vinitaly, dal 9 aprile la 51esima edizione. Focus sulla Brexit

Pubblicato il 3 aprile 2017 in Commercio, Economie, Verona

Vinitaly  

Vinitaly fa il punto sulla Brexit e sulle sue conseguenze sull’export del vino italiano nel Regno Unito. La cinquantunesima edizione del salone veronese, dal 9 al 12 aprile 2017, prevede, nel corso della tradizionale tavola rotonda su vino e Gdo, un focus proprio sulle prospettive per il vino italiano nel canale della Grande Distribuzione in Gran Bretagna dopo l’uscita dall’Ue. L’appuntamento è per lunedì 10 aprile, alle ore 10.30, alla Fiera di Verona. Sotto la lente i possibili effetti negativi, che per il direttore della potente Berkmann Wine Cellars, Alex Canneti – presente al convegno – possono rivelarsi non banali.

«Seguiamo con attenzione le vicende della Brexit e il suo impatto sul commercio, in particolare del nostro vino – dice Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. A oggi però sembra stia sortendo l’effetto contrario: a Vinitaly infatti si sono già stati registrati 400 nuovi buyer del Regno Unito mai venuti a Vinitaly, che si aggiungono agli oltre 500 presenti ogni anno».

«Ovviamente – prosegue Mantovani – è presto per prevedere cosa sarà del nostro vino nel secondo Paese importatore al mondo, ma ritengo che i freni commerciali non convengano a nessuno. Il Regno Unito esporta verso l’Ue l’equivalente annuo di 2,1 miliardi di euro in liquori e distillati e importa dal Continente un miliardo di bottiglie di vino per 2,6 miliardi di euro. Un business, quello del vino Ue, che per la Wine and Spirit Trade Association (Wsta) britannica vale nel Regno Unito il 55% di un settore da quasi 20 miliardi complessivi di euro. Confidiamo – ha concluso Mantovani – nella negoziazione da parte della filiera europea del vino, un prodotto che ha visto incrementare notevolmente i suoi consumi a scapito della birra».

Nel 2016, secondo l’Istat, le esportazioni di vino italiano hanno superato la cifra record di 763,8 milioni di euro (+2,3% sul 2015) grazie alla performance del Prosecco. Scesi a 311,5 milioni di euro invece i volumi (-6,8%) ma in crescita il prezzo medio, a 2,45 euro/litro (+9,9%).

Per il direttore di Berkmann Wine Cellars Alex Canneti, che sarà presente al convegno, «la Brexit è una sfida per le vendite dei vini europei poiché Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda saranno i primi Paesi al mondo a istituire trattati bilaterali con il Governo inglese. L’unica soluzione a questa minaccia è consentire al Regno Unito un periodo di 10 anni per condividere le stesse condizioni commerciali e gli stessi oneri doganali dell’Unione Europea, oltre a negoziare un trattato di libero scambio. Ma certamente – ha concluso Canneti – i formaggi e il vino sono più esposti ai rischi rispetto ad altre forniture come le auto, le medicine e i prodotti finanziari, e quindi più oggetto di provocazioni politiche, come quella del segretario di Stato per gli Affari Esteri, Boris Johnson, che ha minacciato di alzare i dazi sul Prosecco».

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